Persino il Nemico n. #1 usa Linux per i suoi webserver!

Non è proprio una vera notizia, diciamo che questa è la classica curiosità che nel clima teso di questi giorni, riporta l’ilarità necessaria nei nostri cuori e un’altra dose di “sano odio” nei confronti di M$ (puah!) ;)

Ebbene, vi ricordate la campagna anti-linux get the facts, tuttora presente sul sito di Microsoft? Per chi non lo sapesse negli ultimi anni Microsoft ha riempito il web di link alla proprio sito che avrebbe dovuto dimostrare “quanto Windows Server sia migliore rispetto a linux”. (ROTFL)

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Beh, ma siamo proprio sicuri che Microsoft utilizzi davvero i propri server per tutti i servizi che gestisce online? Andiamo a vedere, il test è presto fatto!

www.netcraft.com digitate *.microsoft.com nel campo apposito ed avviate la ricerca

Signori e signori a ecco il verdetto :P :P :P

ECCO I VERI FATT!!

clicca sull’immagine per ingrandirla :)

Ebbene si, avete visto bene!! Microsoft usa Linux per gestire due tra i suoi più importanti servizi: i download e il suo motore di ricerca.

Sarebbe carino creare un sito bufala identico a get the facts e mostrare questi FATTI REALI! Micro$oft cerca di convincere i propri acquirenti che il suo prodotto è migliore, ma poi quando si tratta di amministrare i propri affari preferisce affidarsi al pinguino… Ma quelli un minimo d’orgoglio non ce l’hanno proprio?

novembre 30th, 2006 @ 09:48 AM • Classificato in NEWS • Tags: , commenti [2]

Tutti i segreti di Tux

Per caso sono capitato su www.tux.org un sito interessante che svela diversi particolari su come è effettivamente nata l’idea di adottare un pinguino (e che pinguino!) come logo-mascotte del noto sistema operativo. A quanto pare, fu proprio la mente malsana del papà di Linux, il genio Linus Torvalds a immaginare un “homer-pinguino” come logo del proprio sistema operativo. Intorno al ‘96 un’accesa discussione propagava le vie del web. Come sempre non mancarono le proposte di squali, aquile, tigri e via discorrendo. In questo contesto, quasi a bruciapelo direi, piòmbò spiazzante la proposta di Linus:

Re: Linux Logo prototype.
Linus Torvalds (torvalds@cs.helsinki.fi)
Thu, 9 May 1996 17:48:56 +0300 (EET DST)

[...]

Now, when you think about penguins, first take a deep calming breath, and then think “cuddly”. Take another breath, and think “cute”. Go back to “cuddly” for a while (and go on breathing), then think “contented”.

Traduzione: ora, quando pensate ai pinguini, prendete prima un profondo respiro tranquillizzante e poi pensate “tenero”. Fate ancora un respiro e pensate “bello”. Tornate a “tenero” per qualche istante (e continuate a respirare), poi pensate “soddisfatto”.

With me so far? Good..

Now, with penguins, (cuddly such), “contented” means it has either just gotten laid, or it’s stuffed on herring. Take it from me, I’m an expert on penguins, those are really the only two options.

Now, working on that angle, we don’t really want to be associated with a randy penguin (well, we do, but it’s not politic, so we won’t), so we should be looking at the “stuffed to its brim with herring” angle here.

So when you think “penguin”, you should be imagining a slighly overweight penguin, sitting down after having gorged itself, and having just burped. It’s sitting there with a beatific smile – the world is a good place to be when you have just eaten a few gallons of raw fish and you can feel another “burp” coming.

Traduzione: Siete con me finora? Bene…

Adesso parlando di pinguini, “soddisfatto” può significare solo due cose: che ha appena trombato oppure che ha la pancia piena di aringhe. Fidatevi, sono un esperto di pingini, queste sono davvero le due uniche opzioni.

Ora, non volendo essere associati ad un pinguino marpione (beh, certo che lo vorremmo, ma non è politicamente corretto, quindi non lo faremo), dobbiamo necessariamente guardare all’opzione “pancia piena di aringhe”.

Quindi quando pensate a “pinguino”, dovreste immaginarne uno leggermente in sovrappeso, seduto dopo essersi appena abbuffato ed aver appena ruttato. È seduto là con uno sguardo beato – il mondo è un bel posto in cui stare dopo aver appena mangiato qualche gallone di pesce crudo e puoi sentire che un altro rutto sta per arrivare.

Now, if you have problems associating yourself with something that gets off by eating raw fish, think “chocolate” or something, but you get the idea.

Ok, so we should be thinking of a lovable, cuddly, stuffed penguin sitting down after having gorged itself on herring. Still with me?

NOW comes the hard part. With this image firmly etched on your eyeballs, you then scetch a stylizied version of it. Not a lot of detail – just a black brush-type outline (you know the effect you get with a brush where the thickness of the line varies). THAT requires talent. Give people the outline, and they should say [ sickly sweet voice, babytalk almost ]“Ooh, what a cuddly penguin, I bet he is just _stuffed_ with herring”, and small children will jump up and down and scream “mommy mommy, can I have one too?”.

Traduzione: Ora, se avete problemi ad associare voi stessi con qualcuno strapieno per essersi ingozzato di pesce crudo, pensate a “cioccolato” o qualcos’altro, ma insomma, capite l’idea.

Ok, quindi dovremmo stare pensando tutti ad un amabile, tenero pinguino, con la pancia piena e seduto dopo essersi abbuffato di aringhe. Ci siete?

ORA arriva la parte difficile. Con quest’immagine fermamente stampata nei vostri occhi, dovreste adesso schizzare una versione stilizzata di quel pinguino. Non troppi dettagli, solo un disegno in bianco e nero dal tratto costante e netto. (sapete tutti l’effetto che fa quando il pennello disegna un tratto dallo spessore variabile). QUESTO richiede talento. Date quello schizzo alle persone che vi stanno intorno e loro dovranno dire [con voce dolce, quasi da bambino] “ooh che tenero pinguino, sembra che sia pieno di aringhe!”, e bambini salteranno su e giù gridando “mamma mamma, posso averne uno anch’io?”.

[...]

Linus.

La proposta di linus fu generalmente ben accolta anche se non proprio a tutti l’idea di essere rappresentati da un “pinguino mangione” faceva gola.
Fu dunque aperto un concorso per designare quale pinguino fosse davvero degno di rappresentare uno dei piu grandi progetti collaborativi di tutti i tempi.

Chi vinse? La risposta è banale per chi ai giorni nostri ovunque guarda non vede altro che pinguini! Vinse il progetto di Larry Ewing che presentò a mio parere una rappresentazione perfetta di ciò che effettivamente è linux per tutti noi: una gran goduria.

Il pinguino non vinse tuttavia la “votazione ufficiale” che si tenne in quei giorni. Ad avere vinto (e quindi a poter giuridicamente rivendicare la sua identità di logo) fu il logo-scritta concepito da Matt Ericson, una scelta decisamente meno originale e sicuramente meno divertente. Per fortuna a volte il mondo si dimostra antidemocratico ma con un briciolo di buonsenso. Tux conquistò i cuori di tanti geeks ma soprattutto conquistò il cuore dei non-geeks, a partire dalle ragazze, le mogli dei geek (ammesso che riescano ad averne una prima o poi ;) ) e i loro bambini. Già, i bambini, quale modo migliore per conquistare le generazioni future??

Non resta che parlare infine del nome. Perchè mai il pinguino di linus non poteva chiamarsi semplicemente “linux”? L’autore dell’acronimo (perchè di questo effettivamente si tratta) fu James Hughes, che in una maili del 1996 formulò per la prima volta la sigla destinata a diventare il nome del pinguino piu famoso del mondo:

“Torvalds Unix”

Un’idea che evidentemente ebbe successo al punto che dieci anni dopo (auguri TUX!!!) la mascotte di Linux presenta ancora gli stessi connotati: un pinguino panciuto dall’aria beata di nome TUX.

Queste ed altre curiosità sul più amato pinguino del cyberspazio all’indirizzo http://www.sjbaker.org/tux/

novembre 30th, 2006 @ 02:28 AM • Classificato in ARTWORK • Tags: , commenti [3]

Apple all’insegna del cambiamento

Quando Jobs fece il suo rientro in Apple, quasi dieci anni or sono, non si limitò a tagliare i rami secchi dell’azienda e a semplificare la sua linea di prodotti: tra gli obiettivi prioritari della rinascita, il nuovo CEO indicò la necessità di presentare un nuovo prodotto ogni tre mesi. Lo scopo di Jobs era quello di mantenere sempre alto l’interesse di utenti e media, ma anche di fornire ai propri dipendenti maggiori stimoli, incoraggiandoli a proporre idee sempre nuove.

Tra le tappe fondamentali di questa marcia forzata possiamo citare l’iMac e l’iBook, MacOS 9 e Mac OS X; il passaggio al processore PowerPC (PPC) G4 e poi al G5; la realizzazione di macchine fortunate come il PowerBook Titanium, o sfortunate come il bello ma costoso Cube; gli Xserve, l’iPod e l’iTunes Music Store; le applicazioni professionali per il video e quelle consumer di iLife ecc. ecc. Ovviamente un “nuovo prodotto” poteva anche essere l’update di un prodotto già esistente opportunamente migliorato: display migliori sui portatili, processori dual-core nelle macchine professionali, nuove funzionalità software.

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novembre 29th, 2006 @ 11:09 AM • Classificato in NEWS • Tags: Nessun commento

Un pizzo per ogni iPod venduto: dopo l’accordo con Micro$oft, universal ci prova con Apple

Visto che gli è andata bene con lo Zune – Microsoft ha accettato di pagare a Universal royalties per ogni dispositivo venduto – Universal Music ha dichiarato che, in sede di rinegoziazione del contratto con Apple, cercherà di strappare un accordo simile a quello chiuso con Redmond.
Secono i piani di Universal, quindi, oltre ai diritti per ogni brano venduto sull’iTunes Store (che sono sacrosanti), Apple (ovvero gli acquirenti di iPod) dovrebbe pagare alla major una quota fissa per ogni iPod venduto.
Sinceramente mi sembra una posizione allucinante, dal momento che all’interno di iPod (come di qualsiasi dispositivo mp3) non ci sono tecnologie, brevetti, concept o quant’altro appartenenti a Universal che pretende il pagamento sono per il fatto che sull’iPod può, potenzialmente, essere messa musica illegale.
A mio modo di vedere sarebbe come chiedere un sovrapprezzo sulle automobili in quanto, potenzialmente, con esse si può infrangere il codice della strada.
E non la penso così solo per quanto riguarda Apple. Sono convinto che sia ingiusto anche per Microsoft e, soprattutto, che Redmond abbia commesso un grosso errore ad accettare di pagare.
Mi si potrebbe obiettare il fatto che Universal possa avere diritto ad una qualche forma di risarcimento per il fenomeno della pirateria: non vedo a quale titolo questo risarcimento lo debba pagare il sottoscritto (e tutti gli utenti di iPod).
Infine, francamente, la richiesta di Univesal, più che un giusto risarcimento, appare molto simile a una tassa o adirittura a un pizzo…

Articolo di Marcello Majonchi, tratto da melablog.it

novembre 29th, 2006 @ 11:01 AM • Classificato in NEWS • Tags: , , Nessun commento

Driver proprietari in Ubuntu, le giustificazioni di Mark Shuttleworth

Superata, almeno per il momento, la controversia sulla mail agli sviluppatori di OpenSuSE, Mark Shuttleworth, padre di ubuntu, torna a parlare di un altra questione ideologicamente importante riguardante l’inclusione di driver proprietari in ubuntu (di cui si è già lungamente parlato in questo blog). Il discorso di Mark, che è possibile leggere in versione completa (in inglese) sul suo blog personale, spiega o tenta di spiegare le ragioni di questa scelta.

Ubuntu, spiega Mark, ha deciso sin dalla sua nascita di includere firmware e driver proprietari. È stata una scelta di design al fine di permettere l’esecuzione di un sistema operativo e i suoi applicativi liberi su un computer perfettamente funzionante. Mark prosegue il suo discorso parlando di come ubuntu cerchi di promuovere in un’ottica costruttiva una campagna di convincimento delle companies che rifiutano di offrire alla comunità le specifiche del proprio hardware.

“It’s always better to engage and work with someone than to sanction them and isolate oneself. I’m certain that this strategy moves the free software agenda forward more effectively than any other. Our strategy has already put us in a position to influence significant open source strategy with major companies, and we have used that leverage to accelerate their embracing of free licenses.” [...] “I think Ubuntu will have a bigger chance of helping to convince Nvidia and ATI to take an open approach if we build a good relationship, apply market pressure, and get them to see the benefits to them of the open source road. We will, I think, get them there, but not by pouting and yelling insults from our high horse”.

è sempre meglio impegnarsi e lavorare con qualcuno piuttosto che sanzionarlo ed isolarlo. Sono certo che questa strategia porterà le tematiche legate al free software ad assumere una una posizione di maggior rilevanza rispetto al primo approccio descritto. La nostra strategia ci ha già portato ad influenzare la strategia rispetto all’opensource di diverse grandi aziende produttrici, e la nostra posizione ci ha permesso di accellerare il loro processo di adozione di licenze libere.
Credo che ubuntu abbia maggior probabilità di aiutare a convincere NVIDIA ed ATI ad adottare un approccio aperto se costruiremo buone relazioni, applicheremo una pressione di mercato e mostreremo loro i benefici della via dell’opensource. Credo che riusciremo a portarli dalla nostra parte, ma non sbeffeggiandoli e urlando insulti dal’alto del nostro cavallo.

[trad di Neff]

Il post prosegue poi con una serie di considerazioni che spiegano come in realtà la disponibilità dei driver proprietari sia purtroppo una necessità che va al dilà dell’uso di compiz o beryl.

Mark cerca poi di spiegare la differenza che c’è tra i driver e i codec proprietari, che il creatore di ubuntu, assicura, non saranno inclusi di default in Feisty, pur rimandendo disponibili nei repositories universe e “non-free” per tutti coloro che desiderano installarli. Ecco le sue fatidiche parole:

“I hear you when you say “users want proprietary codecs”. That’s why we make sure these items ARE available, at the user’s option, as packages on the network repositories. That allows users who need that functionality, or who choose that functionality over free alternatives, to exercise that choice freely. We don’t make that choice for them, though of course there is huge demand from real users for that. And we will stay firm in that regard. Ubuntu does not, and will never, include proprietary applications.”

“Vi sento quando dite “gli utenti vogliono i codec proprietari”. Ecco perchè facciamo in modo che queste cose siano disponibili, a discrezione dell’utente, come pacchetti sulla nostra rete di repository. Ciò permette agli utenti che hanno bisogno quelle funzionalità o che privilegiano queste funzionalità all’utilizzo delle alternative libere, di esercitare questa scelta liberamente. Non facciamo questa scelta per loro anche se vi è a tutti gli effetti una grande domanda da parte degli utenti reali. E resteremo fermi su questa decisione. Ubuntu non incluede e non includerà mai applicazioni proprietarie”

[trad. Neff]

A questo punto improvvisamente mi viene da dire: ma perchè la logica applicata ai codec non può essere applicata anche ai driver? Non sarebbe più coerente come approccio, quello di lasciare la libertà di scelta anche sull’installazione dei driver proprietari? Non dico che la procedura di installazione debba per forza essere quella di oggi, con casini per configurare xorg e minchiate annesse, ma è davvero troppo chiedere di avere un dialog in fase di installazione che chiede specificatamente:

“la tua scheda non può funzionare al 100% con i driver opensource. Questo è dovuto alla politica restrittiva del produttore, che per il momento non ha ancora fornito alla comunità le specifiche hardware necessarie per sviluppare dei driver totalmente funzionanti. Vuoi installare la versione proprietaria dei driver?”

Francamente la logica dimostrata da Mark in questo suo ultimo passaggio vacilla e fa pericolosamente traballare le affermazioni fatte in precedenza, che formulate “da sole” potevano anche avere il loro perchè.

Ma andiamo a sentire le ulteriori giustificazioni di mr. ubuntu

“Why NOT include those items? Because they exist in free forms, for a start. There are free implementations of MP3 and MPEG and other proprietary codes, and in some jurisdictions its perfectly legal to use them. In time, it will be legal to use them everywhere. [...]
Refusing to include the proprietary codecs, and Flash, and until recently, Java, is part of what defines Ubuntu’s core set of values. So is making damn sure the OS enables the hardware you run it on.”

Perchè NON includere questi elementi? (sta parlando dei codec N.d.R) Perchè questi ultimi esistono in forme libere, tanto per cominciare. Ci sono implementazioni libere di mp3, mpeg ed altri codec proprietari e in alcune giurisdizioni è perfettamente legale usarle. Col tempo lo diventerà ovunque. [...]
Rifiutare di includere i codec proprietari e flash e – fino a poco tempo fa – anche Java (Java è diventato completamente opensource da poche settimane N.d.R) è parte di ciò che definisce il set di valori che cottrandistinguono ubuntu, [un set di valori di cui fa parte anche il nostro impegno] affinchè si abbia la dannata certezza che il sistema operativo permetta all’hardware di farle funzionare.

[spero di aver interpretato correttamente l'ultima frase, la traduzione è stata particolarmente ostica nota di trad.]

Come terminare il mio commento a questo articolo? Le argomentazioni di Mark mi hanno convinto? Mah! Sarà che sono destinato ad essere tacciato di talebanismo ma francamente continuo a non capire perchè non permettere la scelta. Finora lavorare con linux è stata una questione di scelta. Abbiamo scelto un sistema operativo libero proprio per aver l’opportunità di poter scegliere. Perchè ridurre la possibilità di scelta degli utenti? Perchè non chiedere a loro, direttamente in fase di installazione cosa vogliono usare? È davvero così una bestemmia immaginare una distribuzione libera che permette di scegliere senza che ciò porti per forza ad una procedura complicata per configurare ed installare i driver che desideriamo?

Per il momento sono un po’ deluso, spero che mi passi. Ubuntu mi è sempre piaciuta da quando è nata, mi dispiacerebbe doverla abbandonare per questioni etiche, sul serio. Non so che dire, voi siete rimasti soddisfatti dalle ragioni di Mark a favore di una “non scelta?”

novembre 28th, 2006 @ 11:24 PM • Classificato in IMHO, NEWS • Tags: , , , commento [1]
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