
Come molti twitteristi ormai sanno, da poco più di un mese sono diventato un affezionato utente Android. Nonostante il sistema operativo di google sia oggi l’opzione più ovvia per gli amanti del software libero in ambito mobile, per me questa scelta non è stata così scontata. Prima di tutto, come alcuni miei tweet e commenti pre-acquisto dimostrano, il mio cuore è sempre stato abbastanza freddo nei confronti di questa camaleontica creatura. La verità è che Android è tanto potente e aperto quanto frammentario e caotico. Alcune idee sono ottime, ma sul piano dell’usabilità e della presentazione grafica, Android non è certamente una punta di diamante. La mancanza di regole chiare, di un minimo controllo sulla piattaforma da parte di chicchessia trasforma il sistema operativo di casa Google in una bestia abbastanza difficile da trattare. In realtà, come si scopre indagando un po’ più in profondità, ogni produttore ha la propria distribuzione di Android, e spesso l’esperienza d’uso regalata all’utente dipende proprio dalla bontà di questa implementazione. Questo può far capire perché, prima di lanciarmi sull’acquisto di un terminale Android ho a lungo atteso l’arrivo di un’alternativa, da Maemo (che mi ispirava molto di più prima della sua fusione con MeeGo) a WebOS. L’impellente bisogno di uno Smartphone, tuttavia, mi ha convinto ad un certo punto ad optare per la soluzione più realistica. Android non è forse in questo momento la migliore piattaforma in assoluto, ma di sicuro tra quelle libere è quella che offre maggiori garanzie per il futuro. Il fatto che sia costantemente sviluppato e migliorato e le recenti e eccellenti assunzioni da parte di Google, inoltre, fanno ben sperare in miglioramenti. Ergo: non ho comprato un terminale Android per ciò che questo sistema operativo sa fare oggi, ma nell’ottica di una prospettata evoluzione, molto simile a quella a cui abbiamo assistito negli ultimi anni con ubuntu.
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