Chrome OS? Ma quale open source!

chrome-bomb

Tendete l’orecchio, li sentite? Si, sono proprio loro. Fuori dal proprio cortile i media starnazzano a più non posso la novità del giorno: Google entra nel mondo dei sistemi operativi per soppiantare lo strapotere di Microsoft e salvare il mondo dal dominio del gigante monopolistico che ha dominato l’informatica in questi primi vent’anni.
Beh carino, appassionante come romanzetto… peccato che quasi tutti abbiano considerato superficialmente l’aspetto più pericoloso di questa vicenda: la visione di Google sul futuro dell’informatica.

Partiamo da una considerazione. Più che nel software libero, Google afferma di credere soprattutto nell’Open Source. Non è un segreto per nessuno: Google ospita e finanzia molti importanti progetti delle nostre comunità e rilascia il codice dei propri applicativi (da android a Google Chrome) con licenze approvate dalla OpenSource Initiative. Questa apparente apertura, tuttavia, si rivela uno specchietto per le allodole quando, analizzando il funzionamento di Chrome OS e dell’ecosistema che Google vuole creare, ci rendiamo conto dei reali obiettivi del gigante di Mountain View.

Riavvolgiamo velocemente il nastro e torniamo a ripassarci la lezioncina sul software libero. A cosa serve la libertà del software? Perchè mai un gruppo di persone dovrebbero mettersi insieme e sviluppare insieme un sistema operativo e degli applicativi liberi da farci girar sopra? Stallman lo ha spiegato chiaramente: l’obiettivo è restituire agli utenti la loro libertà. Libertà di scegliere, scambiare, modificare e condividere il software, libertà quindi di controllare il proprio calcolatore, senza dipendere da un’unica onnipotente casta degli sviluppatori, senza dover soccombere allo strapotere di chi domina l’informatica.

Il progetto di Google, rema invece in tutt’altra direzione. La visione di Google indica un progressivo passaggio delle operazioni di computing dai sistemi locali alla Rete. In altre parole, Google vorrebbe che i nostri computer diventassero col tempo dei semplici terminali, dei client per accedere a dei servizi gestiti ed eseguiti in Rete. Niente più storage sulle nostre macchine, niente più programmi da installare, niente più aggiornamenti. Tutto avviene sulla Rete e i programmi che noi usiamo ci verrebbero forniti (gratuitamente o dietro pagamento) come servizi web. Rileggete attentamente quest’ultima frase: “ci verrebbero forniti come servizi web”. Riuscite a vedere l’inghippo? “Servizi”: il software diventa un servizio fornito, un output precucinato ed inviato ai nostri terminali. L’utente non avrà quindi più alcun controllo sul proprio software perchè di fatto non avrà programmi a disposizione ma solo servizi a cui è abbonato. E naturalmente Google vuole essere il primo rivenditore di servizi software al mondo (ecco perchè esistono Gmail, Maps, Gdocs, Gtalk ecc.).

Insomma, il mondo che Google vorrebbe creare è un mondo di dominazione, dove la gerarchia del potere vede al vertice il fornitore del servizio, in grado di offrire o negare la possibilità di usare un programma o un servizio e di stabilire le condizioni per l’accesso a quest’ultimo. Alla base sta invece l’utente. Succube, deprivato del diritto ai propri dati personali (niente storage = nessun dato in mano nostra) e impossibilitato a lavorare in assenza di una connessione a internet. Se questo è il futuro, secondo me è meglio che iniziamo a preoccuparci sul serio. Un conto è infatti tollerare un po’ di software proprietario, un’altro è gettarsi tra le mani del nemico accettando di diventare totalmente dipendenti. A che serve quindi creare un sistema operativo collaborativamente, se poi questo non serve più a darci il controllo sulla nostra vita informatica? E la privacy? Che ne sarà dei nostri dati? Tutto in rete? Cosa succederà se qualcuno riuscirà a rubarci una password? Perderemo per sempre tutto quanto? Di fronte ad una prospettiva come questa non capisco come la comunità Open Source possa mettersi a disposizione di google accettando di sviluppare un sistema operativo che mira a cancellare per sempre ogni libertà informatica. Non è un enorme controsenso? Io spero vivamente che il progetto di google fallisca miseramente. Un conto è offrire ed utilizzare ottimi servizi online come Gmail, Gcalendar o Maps, un’altro è sostenere che ogni servizio possa essere fornito in questa forma, e che si possa tranquillamente rinunciare alla proprietà dei nostri dati e al controllo dei nostri programmi.

Spero proprio che la comunità risponda alla proposta con sonore pernacchie.

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novembre 20th, 2009 @ 03:44 AM • Classificato in IMHO, NEWS • Tags: , , , , commenti [15]

15 commenti

BarraNo Gravatar said,

Commento • novembre 20, 2009 @ 9:32 am

IMHO il tuo discorso è decisamente esagerato.
Perdi una password e perdi tutto? esistono vari modi per recuperarla (se parliamo dei servizi google), anche in caso di furto di identità.

Mancanza di liberta? Non capisco quale sia il problema. TU NON TE LO COMPRI UN NETBOOK CON CHROMEOS e vivi felice. Perchè IO non posso essere libero di DEMANDARE AD ALTRI problemi come backup, gestione degli aggiornamenti ecc? Il concetto di Software As A Service si è diffuso rapidamente in ambito aziendal PERCHÈ COSTA MENO delle classiche soluzioni. In ambito home il discorso è IMHO altrettanto valido, almeno nella maggior parte dei casi.

Cosa dobbiate tutelare nella vostra privacy proprio non lo capisco, io tutt’altro apprezzo il fatto che google ‘legga’ la mia posta per darmi pubblicità contestuale al contenuto delle mie mail. Tanto non penso che qualcuno in Google perda tempo per cercare le porcate che posso eventualmente scrivere alla mia ragazza.

Detto questo però sono rimasto abbastanza deluso dal sistema operativo. Un kernel linux, leggermente ottimizzato che avvia un browser e i classici sistemi cloud di Google. Un pò poco (cosa offre in + rispetto a moblin o ubuntu netbook remix?) dall’azienda che ha reinventato il web.

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NeffNo Gravatar Risposta:

Mancanza di liberta? Non capisco quale sia il problema.

È un questo se vuoi il dramma… il fatto che della libertà del software non ce ne importa più nulla. Libertà del software significa poter controllare il quello che fa il tuo computer, “possedere” la tua macchina nel vero senso del termine. Chi usa un programma proprietario o un servizio su internet usa un’applicazione “a scatola chiusa”. Tu non sei in grado di determinare come funziona il programma, come il fornitore del servizio analizza e mantiene i tuoi dati e a chi li rivende o li mette a disposizione. Chi ti assicura che questi dati non vengano utilizzati contro la tua volontà? Forse a te può non importare se qualcuno ti legge le e-mail (non importa neanche a me perchè i miei dati sensibili non li comunico via e-mail) ma se invece di leggerti l’account gmail ti leggessero il conto in banca o dei dati riservati di lavoro salvati nel tuo spazio di storage online? Come potresti verificare effettivamente che nessuno lo sta facendo? Immagina di vivere in un contesto dove non esistono più i computer tradizionali ma solo terminali connessi in rete dove i software sono servizi offerti da provider come google. Ora dimmi che modo avresti di verificare che la tua privacy non è violata. Dimmi come potrebbero in questo contesto nascere dei progetti di software libero… per me questo scenario è preoccupante. Poi se tu vuoi fregartene, ti fidi e non ti importa della tua libertà fai pure come vuoi, io non sto dicendo che tutti la debbano pensare come me. Dico solo che chi usa linux per una questione di libertà e chi sviluppa per linux o nell’ambito della comunità open source dovrebbe rendersi conto che il modello proposto da Google è pericoloso e rema in una direzione opposta ai principi che la comunità del software libero cerca di difendere.

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elcamiloNo Gravatar said,

Commento • novembre 20, 2009 @ 10:46 am

Mi fa sorridere il fatto che il ‘piano’ di certo è destinato a fallire in Italia, proprio a causa dell’arretratezza della nostra infrastruttura di rete. È notizia di questi giorni insomma, niente soldi per la banda larga. Chi pensi che potrebbe seriamente pensare a soluzioni di cloud coumputing con due mega scarsi di banda reale, tra l’altro solo nelle città…

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NeffNo Gravatar Risposta:

Il “progetto” non sarà sicuramente realizzato da un giorno all’altro… tra l’altro i servizi web oggi offerti non coprono l’intero fabbisogno di applicazioni che oggi usiamo per lavorare. Ok, possiamo guardare un film in streaming, possiamo usare Google Docs, possiamo guardare la posta e navigare su facebook, ma se appena ci spingiamo un po’ più in la e ad esempio vogliamo programmare, fotoritoccare un’immagine, creare un sito web o montare un video siamo con il culo a terra… ora che tutte queste cose sia possibile farle “online” di acqua ne passerà ancora sotto i ponti …e non ho dubbi che per quanto ci siano attualmente problemi in futuro internet sarà considerato un po’ come la rete elettrica e sarà presente ovunque. Il progetto di google non si realizzerà quindi domani con l’uscita di Chrome OS. Secondo me è una direzione, un cammino che Google ha intrapreso e che noi possiamo decidere di appoggiare o rifiutare. Per me se il modello dovesse avere successo sarà la fine della nostra libertà informatica. Ben venga quindi l’uso di servizi on the cloud, ma il loro uso deve rimanere facoltativo.

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canopusNo Gravatar Risposta:

se posso esprimere la mia opinione, a me da tanto di “matrix”…! preferisco essere libero di scegliere quali applicazioni usare, se usarle on-line e come. La pappa pronta può anche far comodo, ma se poi non sai cucinare possono anche decidere di farti morir di fame

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NeffNo Gravatar Risposta:

In matrix si ritrovano molti concetti che dovrebbero farci riflettere. Pensate ad esempio ai “campi sterminati in cui gli uomini non nascono, vengono coltivati”. Riportato alla concretezza della realtà, questo concetto è tutt’altro che fantascientifico.
Quando la tecnologia ci domina, ovvero quando non siamo più in grado di controllarla, noi cessiamo di essere clienti e consumatori che decidono e diventiamo una “risorsa” che può essere sfruttata da chi invece domina la tecnologia. Se ci pensate è quello che è successo con Windows Vista. Forte del suo quasi monopolio, Microsoft ha imposto un prodotto che non piaceva a nessuno… tranne alle persone che Microsoft voleva fare contente, ovvero l’industria discografica, i produttori di computer e i suoi partner tecnologici. È per far contenti “gli altri” che i sistemi operativi proprietari sono infarciti di tecnologie DRM, software spazzatura in prova e diventano sempre più pesanti. Più il sistema è pesante, maggiore sarà la vendita di nuovi computer.

Vi lascio immaginare cosa succederà quando saremo così dipendenti dai servizi della cloud che non potremo più arrangiarci senza. Saremo disposti a qualsiasi cosa purchè Big G. o gli altri fornitori di servizi nella cloud non chiudano “il rubinetto”. Con il sistema odierno, io, dal momento che ho comprato il mio pacchetto software sono sicuro che nessuno potrà impedirmi di installarmelo. In futuro potranno decidere di farci pagare una tassa mensile o annuale per l’uso di un banale strumento di formattazione di testo, oppure dovremo accettare di essere bombardati di pubblicità anche quando dobbiamo elaborare un semplice documento. Per me si tratta di un passo indietro, un grosso rischio per la libertà di tutti.

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fluxNo Gravatar said,

Commento • novembre 20, 2009 @ 12:17 pm

Neff SEI UN GRANDE… il primo vero articolo che leggo sul web in cui c’è un oggettiva descrizione del piano di conquista di google… tutto ciò che neanche zio Bill ha mai osato immaginare. Sono assolutamente d’accordo su tutta la tua linea, in particolare trovo straordinarie le tue conclusioni. Come dire, Google pare rispettare il concetto di software libero, poi sotto sotto ti frega girando il concetto di cloud computing a suo favore. Io trovo inutile decentralizzare i servizi, perchè mai dovrei avere un editor di testo avanzato on line? Cioè, se ho un tablet, un palmare un cellulare o un qualunque computer da cui accedere a questi servizi, allora perchè creare dei thin client per poi fare una fat net? Perchè appesantire il client inutilmente? Tutto ciò può solo avere uno scopo soggiocatorio

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LazzaNo Gravatar Risposta:

E il 2012 finisce il mondo. Certo.
Se vogliamo vedere un vero problema di Android (Chrome OS non so) è che non è realmente libero. La fregatura è semplice: l’os è aperto… ok, e le applicazioni? Tutte chiuse. Il browser è chiuso, il programmino Youtube è chiuso, eccetera. Questa è una presa in giro.
Neff, non vuoi dare i tuoi dati a Google? Usa Yahoo! Mail, che problema c’è? Sei tu che scegli quali servizi web usare e quali file tenere sul tuo disco. Oltre a quale computer acquistare, tra parentesi. Se questo me lo paragoni con la situazione dei pc che sei obbligato a comprare con Windows, è come paragonare un tostapane con i polimeri.

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NeffNo Gravatar Risposta:

Non ci siamo capiti. Io non ho nulla contro l’uso ragionato di qualche servizio di cloud computing, come non ho nessun problema a dire che se vuoi sei libero di usare software proprietario quando vuoi o ne hai la necessità. Sono invece contrario al passaggio di massa al cloud computing, alla trasformazione del software in servizio web tout-cour. Oggi puoi usare un servizio online o, se preferisci, puoi installare un programma in locale sul tuo computer. Il modello verso cui pedala Google è invece quello di un mondo in cui il computer è solo un terminale di accesso a servizi che non si installano, che non risiedono da nessuna parte al di fuori dei loro server. In questo contesto non c’è codice che tu possa vedere o controllare, non c’è nessun modo di poter controllare dove e come sono conservati i tuoi dati. Poi il problema non è Google perchè “è brutto e cattivo”. Io sono un grande utilizzatore dei servizi di big G. Dico solamente che l’ecosistema che Google vuole realizzare, ovvero quello di un mondo in cui tutto è nella cloud (non necessariamente di Google) è un mondo pericoloso per la libertà del software, perchè essendo nella cloud il software non può più essere né studiato né controllato. Tutto il potere è nelle mani di chi gestisce la cloud. Quindi si ad un uso ragionato e facoltativo della cloud, no ad una trasmigrazione di tutta l’informatica alla cloud e no alla trasformazione del computer ad un semplice terminale di rete.

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DoxaliberNo Gravatar said,

Commento • novembre 20, 2009 @ 3:17 pm

Bravo Neff, io avrei scritto qualcosa di simile. Il cloud computing mi lascia parecchie perplessità. Tuttavia se il Chromium sarà davvero un software open source allora potrebbero svilupparsi versioni alternative e molto interessanti. Magari una versione che funziona offline con i software linux tradizionali o, ancora più interessante, una versione che ti permetta di lavorare su un server remoto (come il pc di casa) ovunque tu ti trovi. Naturalmente si può già fare su Gnu/Linux, ma va capito se Google svilupperà nuove tecnologie (magari più semplici da usare e configurare).

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NeffNo Gravatar Risposta:

Ma… chrome os (o la sua controparte open “chromium os”) è in effetti un sistema operativo opensource. Il punto è che è un sistema “vuoto” che serve cioè unicamente a far partire un browser. Poi è chiaro. Siamo “liberi” di crearci i nostri piccoli webserver autonomi ed usare i nostri servizi invece di quelli offerti da google, ma tutto questo non cambia la sostanza che si stia pedalando verso un mondo in cui il computer è un terminale, mentre i veri calcolatori sono i server remoti che ospitano le applicazioni.
È questo tipo di architettura che a me non piace. Posso accettare di usare alcuni servizi basati sulla cloud quando ne vale la pena, ma che senso ha mettermi ad ascoltare musica in cloud? Che senso ha fare fotoritocco sulla cloud? E scrivere documenti di testo che non voglio condividere? Non ci esponiamo a rischi inutili? Inoltre come detto, vi è la questione della libertà: di un servizio web noi possiamo leggere solo l’output generato dal webserver (di solito espresso in HTML), ma non abbiamo accesso ai sorgenti PHP del programma. Ciò significa che nessuno di noi può sapere come funziona (per fare un esempio) Gmail, o Gcalendar. Dobbiamo fidarci (in questo caso) di Google. Insomma, il discorso fatto per le applicazioni basate sulla cloud è simile a quello che siamo soliti fare per il software proprietario “classico”, con l’aggravante che nel disegno di Chrome OS anche tutti i nostri dati sarebbero registrati in rete e i programmi non sarebbero MAI sotto il nostro controllo, ma potremo continuare ad usarli solo fin quando i proprietari del software, ovvero i produttori, non decideranno altrimenti, costringendoci ad un upgrade o smantellando definitivamente il servizio. Oggi io posso usare una macchina vecchia 10 anni con i programmi originali di 10 anni fa. E in effetti lo faccio ogni mese con la mia contabilità. Un vecchio pentium 120 Mhz con 3 GB di hard disk, Windows NT4 e Banana Contabilità girano che è un piacere su un computer completamente isolato dalla rete. In futuro questo non sarà più possibile. Dovremo usare un programma online, controllato da qualcuno che ci affitta il servizio. I nostri dati saranno immagazzinati anch’essi online, senza nessuna possibilità di controllo. E i dati della mia contabilità potrebbero rimanere su un server remoto fuori dal mio controllo. Spero davvero molto che questo non succeda. L’open source non deve servire come uno strumento per costruire collaborativamente delle nuove manette. È un controsenso ti pare?

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StefanoNo Gravatar said,

Commento • novembre 24, 2009 @ 11:25 am

Articolo interessante e discussione che si è sviluppata in seguito ancora di più. Ora dico la mia.

Il Cloud Computing è la moda del momento ma personalmente ritengo che, pur essendoci buone probabilità, non è sicuro che si vada verso un mondo “cloud”. Il concetto alla base di questa tecnica/tecnologia è quello di demandare ad un server remoto alcuni compiti che gli host “personali” non possono fare a causa della loro ridotta potenza di calcolo e questa esigenza diventa sempre meno importante essenzialmente per almeno 2 motivi:
- gli attuali devices (pc, smartphone, navigatori satellitari, etc…) hanno cpu molto potenti ed in grado di maneggiare grandi quantità di dati;
- l’aggiornamento delle reti necessarie per reggere una quantità enorme di dati richiede risorse ingenti e i risultati arriveranno soltanto tra 5/10 anni.

Un altro aspetto da non sottovalutare è la riservatezza dei dati: questo non riguarda tanto i semplici utenti privati ma soprattutto l’ambito aziendale dove si sta assistendo da anni ad una paranoia, in alcuni casi anche giustificata, circa la riservatezza dei dati e dei brevetti. Quante aziende sarebbero disposte a cedere i propri dati sensibili per risparmiare un po’ sul costo del software?

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VincNo Gravatar said,

Commento • dicembre 2, 2009 @ 9:03 am

Gente il progetto BigG e pericoloso… ma in questo periodo ha le gambe corte anzi cortissime… meglio il nostro ottimo Ubuntu o linuxMInt lasciate perdere BigG che tanto vuole solo i dati lasciate perdere e concentratevi su Linux Open free tipo Ubuntu e linux mint vivrete meglio …:=))

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» Google Chrome OS disinformazione ed ignoranza. Doxaliber said,

Pingback • dicembre 2, 2009 @ 8:38 pm

[...] espresse nel suo upgrade all’articolo aggiungo che anch’io ho perplessità in merito al cloud computing ed alla politica di google, tuttavia Linux è e rimano un prodotto licenziato sotto GPL, quindi i [...]

Gian PVNo Gravatar said,

Commento • giugno 2, 2010 @ 10:24 am

Ciao a tutti, per quanto mi riguarda, nell’utilizzo normale da user ignorante ho scelto Ubuntu per la sua grande comodità.
Mi spiego, con windows XP o Vista che sia, accendo il Pc, ci mette un sacco di tempo ad avviare tutto, poi l’antivirus si deve aggiornare dal web…., poi il Sistema operativo riceve degli aggiornamenti e mi chiede fino alla nausea di riavviare per installare gli stessi.
Poi apri un programma e questo rileva un aggiornamento, quindi perdi altro tempo per aggiornarlo… e così via…
In pratica, sul mio Pc personale di casa, ogni volta che avviavo il Pc perdevo tantissimo tempo utile per aggiornare il Pc con i sui programmi.
Mentre con Ubuntu fa tutto il Software center, vuoi un programma? scaricalo col tuo software center e poi penserà lui a come installarlo correttamente.
ci sono aggiornamenti? Ci pensa Ubuntu a scaricare TUTTI gli aggiornamenti, pure per i programmi.
Con Ubuntu mi sento libero di usare il PC per me stesso e non per aggiornarlo! riscoprendo così il piacere di accenderlo ed usarlo. un pò come col telefono, lo accendi ed é pronto a funzionare.
Molti dei servizi di BigG sono e saranno sempre utilizzabili con o senza il suo browser.
Già dal 2009, alcuni servizi sono disponibili a pagamento per l’uso aziendale.
In più pochi sanno che con il servizio Off-line di Google, posso ampliare le funzioni del mio browser sfruttando la cronologia per memorizzare le e-mail di Gmail, i documenti di Docs, sia con Firefox che con altri browser.
Certo i gap strutturali della rete ADSL e Hsdpa limitano l’uso del futuro Chromium OS ma l’idea geniale intuisco che stia in questo: i netbook sono solitamente Pc poco potenti che servono sostanzialmente per usi limitati, fanno girare programmi leggeri e non hanno hard disk potentissimi, i NETbook sono sostanzialmente nati per poter comunicare (es. Skype e Msn)oltre a navigare sul Web.
Infatti i ragazzini dei licei, piuttosto che gli studenti universitari che adorano cazzeggiare con Facebook e Twitter adorano questi apparecchi.
Ora, gente che é abituata ad usare il Pc solo per connettersi a Facebook con Netbook o telefonino penso che voglia condividere files come le foto o i video e che non abbia molto tempo da perdere nell’utilizzo di Apps o programmi VERI.
Pensiamo anche che negli anni un Pc diventa “vecchio” non tanto per il logorio del suo hardware ma piuttosto per la vetustà del sistema operativo.
Infatti grazie a distribuzioni linux “leggere” si possono recuperare Pc anziani per un uso quotidiano (nel mio caso con Xubuntu ho recuperato n PIII del 2001 e regalato alla futura suocera con una Internet Key per un uso domestico normalissimo: Navigare sul Web, masterizzare Cd o Dvd, scrivere raramente testi o fare fotoritocchi).
Un Pc anziano potrebbe utilizzare una versione di Chromium leggera per poter utilizzare servizi Web, niente più aggiornamenti noiosi, niente virus, meno tempo per accedere al Web.
Ormai tutto ruota attorno al Web, devi utilizzare per contabilità i servizi dell’Agenzia delle Entrate? ci vuole l’area web dedicata.
Devi prenotare un albergo? ci sono i siti dedicati.
Vuoi acquistare qualcosa?
Vuoi scrivere una mail ma non stai usando il tuo Pc con client dedicato? no problem, c’è la tua webmail. e magari nella Webmail hai anche uno storage virtuale con le tua foto in Picasa o Flickar, oltre a dei documenti non condivisi che ti sei scordato di mettere sulla pen drive.
Oppure, come é accaduto a Marco (Webmaster) ti si guasta il Pc? no problem, alcuni dati importanti sono sullo storage di Ubuntu One o servizi simili nella tua Webmail.
Oramai, i Pc senza internet non servirebbero a granché.
Una buona soluzione é quella attuale: Windows con i suoi servizi Live (gratuiti o a pagamento), Ubuntu e altre distro con i loro storage virtuali (es. Slaxdrive o UbuntuOne), e così via dicendo.
Chissà, magari verrà studaita una funzione Off-line, quasi sicuramente, per poter utilizzare il Pc dotato di ChromiumOs anche senza connessione a internet :-) .
Sarebbe il massimo.
Poi magari dalla collaborazione tra Ubuntu e Google nella realizzazione dell’O.S. Chromium (che ricordiamo nasce da una costola di Debian/Ubuntu) nasceranno versioni sia a pagamento che gratuite.
Coem già detto da altri utenti, dipende da noi come gestire la nostra privacy.
ognuno di noi ha concetti diversissimi, per la mia privacy ritengo inopportuno utilizzare Facebook e pubblicare o condividere informazioni personali, foto, video e quant’altro.
Per altri invece Facebook non lede la propria privacy :-) .
Non siamo mica tutti uguali.

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