[Deliri Notturni] Schizofrenia da Desktop Environment

 

Per la serie “deliri notturni” vi presento questa sera una riflessione pseudomistica sull’ontologia del desktop linux e la caratteristica schizofrenia dei suoi utenti, combattuti internamente (…e non solo) ad ogni rilascio di GNOME o KDE, quasi la scelta di un desktop environment corrispondesse ad una scelta di Vita, ad una conversione religiosa, ad un passo verso la pace dei sensi. Come sempre mi proporrò al contempo come analista e paziente in quanto, se non l’avete ancora intuito, mi ritrovo a vivere questa scissione spirituale piuttosto spesso, specialmente da quando è partito il conto alla rovescia per KDE4, un avvento prolungato e soffertissimo, caratterizzato da un’impaziente attesa carica di aspettative e un onnipresente terrore sottocutaneo di vedersele disattese al momento del rilascio definitivo.

In questi mesi di sospiri ed attese per il nuovo e blasonato KDE quasi mi sono dimenticato di parlare di GNOME, del fatto che ha appena compiuto dieci anni e del fatto che ne è stata appena rilasciata un’ultima versione, la 2.20. Lungi da me il proporvi un articolo che ritrae (come nei duemila post su tuxfeed usciti negli utlimi giorni) le ultime novità del piedone più amato nel mondo GNU (se veramente siete interessati guardate QUI), questo post non vuole nemmeno rappresentare un confronto esaustivo tra KDE e GNOME, né vuole dare l’impressione, affermando di amare l’uno, di odiare l’altro.
Tuttavia, probabilmente per le mie origini svizzere :P , la maniacale attenzione al dettaglio mi fa battere il cuore, e questo molto spesso mi fa preferire il piedone al drago.

Come gran parte degli utenti GNU/Linux, tuttavia, vivo l’esistenza di due mondi così diversi e al contempo così attraenti nelle loro diversità in modo piuttosto schizofrenico. Se da una parte, infatti, gioisco all’idea di un nuovo e attraente desktop, capace di farmi respirare un po’ di aria fresca, dall’altra continuo a sperare che GNOME prosegua come ha fatto finora, garantendo un ambiente di produttività stabile e minuziosamente curato. Come tutti aspetto con impazienza l’uscita di KDE ma dall’altra parte non so se veramente deciderò di cambiare nel momento in cui me ne sarà data l’opportunità.

Ma quali sono le reali differenze tra i due DE? Perchè dovremmo scegliere uno piuttosto che l’altro? Su quali elementi ci basiamo per dire che l’uno è migliore dell’altro? Ecco come la vedo io:
KDE è scoppiettante, innovativo, dinamico, imprevedibile ma molto spesso, purtroppo, diventa difficile da usare proprio perchè – almeno finora – il numero di funzioni offerte è sterminato, così come le ore che devono necessariamente essere impiegate per imparare a far funzionare il sistema al 100%. Sono cosciente del fatto che KDE4 potrà rimettere in discussione queste affermazioni, tuttavia però, da quel che ho potuto notare finora, manca ancora una certa uniformità anche nell’aspetto dei vari programmi, una caratteristica quest’ultima che non favorisce l’usabilità del software e da in apparenza la sensazione di trovarsi di fronte ad un grande puzzle in cui le singole parti appaiono più importanti del “tutto”.

GNOME è tutt’altra cosa. Percepibile quasi come “un pezzo unico”, non particolarmente innovativo nei suoi concetti base, meticoloso e pignolo, GNOME sembra puntare tutto sulla cura del particolare, la solidità del software, la semplicità e l’accessibilità. Ogni release di GNOME non porta con sè cambiamenti epocali, ma piccoli ritocchi quasi impercettibili in un primo momento, ma che si fanno sentire dopo poche ore di lavoro in contesti reali. Paradossalmente ciò che spesso suscita meno interesse negli smanettoni, si traduce in miglioramenti sostanziali nel lavoro di tutti i giorni ed è a questo che GNOME mira: essere un desktop produttivo e serio, non necessariamente innovativo, creativo e brillante, ma qualcosa di molto concreto e che “sparisce” sotto le mani dell’utente. Per questo le innovazioni in GNOME sono introdotte col contagocce ed è sempre per questo motivo che GNOME segue una via di sviluppo graduale ed evolutiva, preferendo questo approccio al “salto di versione” che rimescola inevitabilmente le carte in tavola una volta ogni X anni.
Forse questo approccio risulta in definitiva più noioso anche da seguire, ma si tratta di una scelta strategica pensata sul lungo periodo, una scelta che privilegia la stabilità all’innovazione.

In ogni caso contrariamente ad altri, ritengo che non vi sia una vera supremazia di un DE sull’altro. Si tratta semplicemente di tentativi di orientamento verso “tipi” d’utenza, di gusti e di necessità. Mentre dunque il power user tende a preferire un desktop dalle mille opzioni (non a caso Linus Torvalds preferisce KDE) altri godono della semplicità offerta da GNOME, e si tratta quasi sempre dell’utente generico, che col computer naviga, svolge i propri lavori d’ufficio, guarda qualche film e ascolta musica.

In questo senso il trend che ha visto GNOME superare KDE in popolarità mette in luce un’interessante ipotesi “demografica”: che sia proprio la “pinguinizzazione” del pubblico generico ad aver creato cosi tanti nuovi utenti GNOME? In passato l’utente medio di linux era generalmente un tecnico, una persona comunque interessata all’informatica, generalmente più pronta ad usare un sistema operativo ed un ambiente d’interazione complesso. Non c’è dunque da stupirsi se l’utente medio di linux preferiva KDE. Ad usare GNOME allora erano solo i puristi del freesoftware, convinti della superiorità morale delle librerie GTK rispetto alle QT, una guerra che per fortuna ci siamo lasciati alle spalle. Oggi il mondo è cambiato e chi sceglie GNOME, di solito, lo fa per la sua semplicità. Il pubblico di linux cerca sempre di più semplicità e faciità d’uso, non a caso ubuntu è la distribuzione che ha sfondato definitivamente la frontiera della popolarità. Ad ogni modo la popolarità crescente di GNOME non fa di quest’ultimo l’ambiente desktop perfetto:

Per come la vedo io, l’approccio semplice di GNOME è molto buono quando parliamo di ambiente in generale: GNOME offre un sistema perfettamente integrato, con regole di interazione chiare e standard. Per quanto riguarda le applicazioni specifiche, invece, forse l’approccio di KDE si rivela vincente. KDE è in grado di produrre applicazioni professionali e complesse, in grado di soddisfare qualsiasi esigenza.
Se solo i due progetti non si appoggiassero su librerie diverse, si potrebbe sperare in un futuro in cui GNOME si cura dell’ambiente, delle forme e delle regole di interazione con il desktop e KDE della produzione di applicazioni professionali. Il meglio dei due mondi insomma. Non sarebbe magnifico?

Per ora questo rimane un miraggio, ma rimango soddisfatto dell’eccellente concorrenza che per il momento i due desktop si stanno facendo. Se non altro questi due modi di concepire l’interazione uomo-macchina stanno offrendo agli utenti di tutto il mondo una concreta possibilità di scelta, due alternative ben distinte ma al contempo intenzionate a favorire un’interoperabilità di base tra i due ambienti (questo anche grazie al progetto freedesktop). Un esempio di concorrenza nel mondo del freesoftware insomma, un modello che dovrebbe insegnare a certe aziende che una competizione costruttiva e leale crea molto più equilibrio e benessere rispetto al modello che oggi va per la maggiore: mettere il bastone tra le ruote dell’altro per assicurarsi una vincita facile. Aprite le orecchie ed agguzzate la vista mie care MS ad Apple.


Post (forse) correlati:

    Nessun post correlato

Condividi questo articolo:

  • Digg
  • del.icio.us
  • Facebook
  • Twitter
  • Ping.fm
  • FriendFeed
  • LinkedIn
  • Wikio
  • MySpace
  • Google Bookmarks
  • Technorati
  • Live
  • MSN Reporter
  • Netvibes
  • PDF
  • email
settembre 21st, 2007 @ 03:37 AM • Classificato in IMHO • Tags: commenti [3]

3 commenti

XanderNo Gravatar said,

Commento • settembre 27, 2007 @ 10:47 pm

A me, purtroppo, pare che KDE e GNOME, in certe cose, siano anche troppo simili.
Guardo ad Apple (perchè quello è il riferimento, non Microsoft con sistema neanche al passo coi nostri..) e vedo gui a risoluzione indipendente, un motore grafico basato su vettori e non pixmaps, come noi e Win, Core Animation accanto ai già buoni Core Audio, Core Video etc.
Certo, c’è anche l’altra faccia della medaglia. Ma questa scelta, tra Gnome e KDE, mi par un po’ limitante.
Anche le distro, in fondo, non offrono soluzioni “dedicate”, in certi ambiti.
Questo imho è un po’ castrante, in confronto alle libertà di cui siamo bandiera.
:[

Rispondi

finferfluNo Gravatar said,

Commento • settembre 28, 2007 @ 12:54 am

Beh, il punto per me è questo: ma perchè limitare la scelta a sole due opzioni?
Chi l’ha detto che il pc si debba usare solo in quella maniera (perpetuata dalla Apple e dalla Microsoft)?
Io tendo dalla parte dei tiling window manager, che secondo me hanno l’approccio più intelligente verso l’usabilità. Perchè dovrei essere io a spostare le finestre e impedire che si accavallino? Perchè questo bisogno di ridurre a icona? E il bisogno di un’area di notifica? Questo paradigma di desktop a mio parere è obsoleto e malfunzionante, non fa altro che portare le limitazioni della vita reale nel mondo digitale. Non capisco perchè sia Gnome che KDE tendano a raggiungere gli stessi scopi e nessuno dei due implementi qualcosa di davvero intelligente. Alla fine mi sembra solo uno scopiazzamento poco costruttivo (copiare non è sbagliato in sè, ma va fatto con criterio). Alla fine siamo pieni di effetti ed effettini che non fanno altro che provare a renderci piacevole un’esperienza orrenda: rendiamo le finestre trasparenti per far sembrare le sovrapposizioni più allietanti, rendiamole morbide e gommose per farci sembrare più carino il fatto di doverle spostare di volta in volta… ma l’innovazione vera dove sta? Si gira sempre attorno allo stesso punto a mio parere, e non lo si risolve mai.
Quello che sogno io è un desktop dove il lavoro di gestione delle finestre è automatizzato e intelligente, dove le finestre si autoposizionano a seconda dei casi e delle necessità, a seconda delle applicazioni. Insomma il lavoraccio deve farlo lui, io devo solo usare le applicazioni, e non il gestore di finestre, se no che gestore è!?!
Finora quelli che ci sono arrivati più vicini a mio parere sono gli sviluppatori di wmii, dwm, Xmonad (decisamente il migliore tra i menzionati), e ratpoison, tra quelli che ho provato. Mi sono soffermato su ratpoison perchè mi sembra il più flessibile al momento. Ovviamente a parte lo scarso utilizzo del mouse (che può piacere o meno), io amo l’idea dell’auto-tiling. Ma so che questo è solo un punto di partenza, si potrebbe fare molto di più, ma pare che a ben pochi interessi…

Rispondi

NeffNo Gravatar said,

Commento • settembre 28, 2007 @ 2:45 am

finferflu: probabilmente hai ragione tu, forse siamo davvero diventati succubi di un sistema “a finestre” obsoleto, inventato anni e anni fa e che forse oggi si potrebbe anche decidere di rivedere. A mio parere tuttavia, mentre è giusto che una parte sperimenti alla ricerca di nuove soluzioni, è innegabile che l’uomo della strada preferisce usare quel che sa già usare. Le innovazioni a parer mio dovrebbero fare qualcosuccia di più che semplicemente evitare di dover spostare e ridimensionare le finestre. In questo senso credo che usabilità oggi voglia semplicemente dire che “le cose sono la dove te le aspetteresti” e “le cose che puoi fare sono facilmente intuibili”. Mentre il passaggio dall’interfaccia testuale all’interfaccia grafica si è avuta grazie ad una metafora, oggi non è piu detto che tutto quel che vediamo sui nostri desktop siano ancora “logici” in base alla metafora dell’ufficio. Insomma in un ufficio a che servono i “pannelli”? cosa c’entrano? Nulla: ciò significa che ci stiamo sempre più staccando dalla metafora, trasformando le interfacce utente in “linguaggi” sempre meno metaforicamente validi e sempre più contraddistinti da simbologie proprie. Qual’è il prossimo passo dell’usabilità? Semplice: abbattiamo questa nuova simbologia propria e ricostruiamo una metafora più potente. Niente mouse e puntatori, non ne abbiamo bisogno: Oggi possiamo usare le dita per davvero (w il multitouch) e possiamo usare i nostri normali strumenti da ufficio per fare tante cose. Recuperiamo la manualità: i tasti possono essere “veri tasti” ma che senso hanno le finestre? Potremmo semplicemente disegnare delle cartelle che “sono” cartelle, cartelle che possiamo aprire con un gesto della mano, e sfogliare come se avessimo davvero davanti fogli di carta. Forse l’idea di Microsoft di reinventare un computer come “tavolo” (avete in mente surface?) non è poi così campata in aria.
Comunque scusate con questo commento sono andato decisamente OT: quel che volevo dire è che probabilmente siamo ancora molto lontani da rivoluzioni come quelle appena descritte, è che è comunque cosa buona avere due DE così validi a farsi concorrenza perchè da questa rivalità nasceranno le evoluzioni che ci porteranno nel futuro. Microsoft e Apple hanno smesso da tempo di reinventare le interfacce e per quanto mi riguarda non è affatto scontato il passaggio che abbiamo fatto con la nascita di compiz-fusion, dove il concetto di viewport ha raggiunto un significato anche visivo convincente. Ora tutti sanno che le scrivanie virtuali sono facce diverse di uno stesso cubo (estensioni di una scrivania sola). Prima non si riusciva a capire a cosa servissero dato che non si poteva trascinare una finestra da un viewport all’altro in modo intuitivo. Oggi si può e questa per quanto piccola è già una piccola innovazione. È ovvio (e lo sappiamo tutti credo) che non esistono solo GNOME e KDE, però è pur vero che questi sono i due leader al momento che si contendono la fetta più grande della torta e sui quali dobbiamo maggiormente concentrarci secondo me per capire dove stiamo andando… scusate il romanzo :) grazie per il commento :P

Rispondi

RSS feed dei commenti a questo articolo. TrackBack URI

Lascia un commento

Tutti i contenuti di Neffscape sono pubblicati secondo la licenza di utilizzo Creative Commons Attribution non commercial share alike 3.0.
• Neffscape è un sito pensato, creato e mantenuto da Marco Boneff