Karmic Beta. Questo è stile! (prime impressioni)

necropotame_koala copia

Da quando sono passato a Mac OSX la mia crisi di astinenza non ha fatto che crescere. Mi manca GNOME, mi mancano le (buone) abitudini che avevo quando usavo ubuntu e mi mancano i miei magnifici font leccosi. Detto e fatto, oggi mi sono deciso a scaricare ed installare (per il momento solo in macchina virtuale1 ) la nuova beta di Karmic Koala, la prossima versione di ubuntu che verrà rilasciata alla fine di questo mese.

Nonostante il team di sviluppo abbia assicurato un completo switch grafico entro la prossima release (quelli in Karmic a quanto pare, sono solo piccoli ritocchi grafici) non so dirvi quanto ho apprezzato la grafica pulita, semplice ed elegante che caratterizza la nuova creatura di Shuttleworth e soci.
L’effetto “WOW” parte con il bellissimo splash animato, che davvero sembra portare Ubuntu in una nuova era.

Non si tratta ancora, per il momento, di animazioni pirotecniche e nonostante le affermazioni primaverili di Mark Shuttleworth, il marrone regna ancora sovrano nel look and feel predefinito di ubuntu. Eppure, questa volta, le tonalità del nuovo tema human (caratterizzato da tonalità di marrone scuro e giallo) e le nuove icone pastello basate su elementary icons ridonano alla distribuzione umana un po’ di smalto. Assolutamente fantastiche sono inoltre le nuove icone grigie dell’area di notifica, che (è vero) ricordano un po’ Mac OSX, ma che – questo bisogna dirlo – conferiscono all’intero desktop un’aria piu professionale.

karmic-beta-tiny
(il nuovo look di Karmic, bruno e giallo, con le nuove, stupende icone di default)

Ma Karmic non è solo look and feel e sotto il cangiante vestito appaiono evidenti molte succose novità. Grazie all’uso di Telepathy e del client IM Empathy (che sostituisce di defalut il mitico Pidgin), ora la messaggistica istantanea si integra più a fondo col resto del sistema operativo. La fast user switcher applet (FUSA) che già da Jaunty vive in pianta stabile nell’angolo in alto a destra dello schermo, si occupa di gestire le operazioni di login/logout e il cambiamento di stato dell’IM. Altra grande novità, destinata a traghettare ubuntu in una nuova era, è il già arcinoto “Software Center”2, un gestore dei pacchetti aggiuntivo, che per il momento sostituisce il classico Add/Remove Software nel menù applicazioni, ma che in futuro sostituirà anche Synaptic, diventando un vero e proprio centro unificato per la gestione del software3.

Verso la conquista del mondo (?)

Ubuntu compie dunque un ulteriore passo verso la umanizzazione di linux, ormai lontano anni luce dal paradigma un tempo realtà che lo vedeva un sistema operativo per “soli geek”. Ovunque mi giro c’è gente che prova ubuntu, che lo usa. In molti lo preferiscono a Vista e lo usano quale sostituto del vetusto XP. Il nome di ubuntu insomma è davvero sulla bocca di tutti. E tra quelli che lo provano, molti ne rimangono sorpresi ed estasiati. Quelli meno convinti, decidono di rimandare l’esperienza ad una futura release, che sperano possa colmare le attuali lacune del sistema operativo più umano del mondo. Oppositori? Davvero pochi. Prevalentemente si tratta di utenti delusi da vecchie versioni, i mac utenti troppo convinti della superiorità di Mac OS, o le persone timorose dei cambiamenti. Certo, perchè passare ad ubuntu è pur sempre un grande passo, davanti al quale occorre un minimo di elasticità mentale e capacità di adattamento.
L’handicap maggiore che ostacola l’avanzata di ubuntu tra il pubblico mainstream è la ridotta disponibilità di software fornito da terze parti. Intendiamoci, la distro offre ottime alternative ai più blasonati programmi commerciali, ma manca di software professionale considerato standard dall’industria e dall’educazione. Non mi ripeterò nei dettagli. Ci manca un Adobe CS, ci manca un Visual Studio, ci mancano i vari AutoCAD e ci mancano i giochi più blasonati. Alcuni recriminano addirittura la mancanza di Microsoft Office (cosa di cui io farei tranquillamente a meno). Arriveremo mai a colmare queste lacune? Io continuo a sognare l’apertura di un negozio di applicazioni professionali, integrato nel software center. Per me, il software professionale dev’essere disponibile lasciando all’utente la libertà di decidere se vuole usarlo o meno. Il fatto di offrire ottime alternative libere e gratuite permetterebbe al mondo dell’informatica di liberarsi dalla pirateria, pur consentendo ai professionisti di accedere ad applicativi professionali e agli standard di mercato ai quali siamo spesso legati per motivi che prescindono dalla nostra volontà. Sono consapevole del fatto che questa visione non sia condivisa dai puristi del freesoftware e pertanto non mi faccio molte illusioni. Tuttavia il pragmatismo di ubuntu mi è sempre piaciuto e sono convinto che la comunità saprà adottare la soluzione migliore per tutti. Magari siamo ancora lontani dallo stato dell’arte ma di sicuro Karmic Koala rappresenta un altro passo significativo per lo sdoganamento di ubuntu di fronte al grande pubblico, una sfida che presto o tardi vinceremo di certo. Ubuntu non ha paura del tempo, è guidato da una comunità che non ha intenzione di arrendersi.

Note:

  1. Dopo aver tentato con VirtualBox per MacOSX ed aver riscontrato grossi problemi di refresh sullo schermo, ho provato con Parallels Desktop 4.0 per Mac OS e seppur senza supporto 3D, devo convenire che Parallels, in ambiente Mac OSX è davvero superiore. Tutto funziona in modo molto reattivo e la macchina sembra soffrire meno il peso della virtualizzazione rispetto a VirtualBox. []
  2. Lunghe e animate sono state finora le discussioni che hanno fatto preferire questo nome al Mac-centrico appellativo di “Software Store”, il nome originariamente pensato per questo programma []
  3. questo non succederà prima di Lucid Lynx, la prossima ubuntu che uscirà nel prossimo mese di aprile []

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ottobre 2nd, 2009 @ 01:52 AM • Classificato in IMHO, NEWS commenti [31]

31 commenti

DeivNo Gravatar said,

Commento • ottobre 2, 2009 @ 11:32 am

Non male l’idea del negozio di applicazioni professionali. Più utenti passano a Ubuntu, più utenti accedono al software libero. Se per realizzare ciò è necessario permettere a questi utenti di utilizzare Visual Studio e qualche CAD, non ci vedo nulla di male.
Per il resto sono curioso di provare l’aggiornamento tramite update-manager. Per Helena mi sa che dovrò comunque aspettare ancora un mesetto.

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MauroCNo Gravatar said,

Commento • ottobre 2, 2009 @ 12:56 pm

Bene bene, aspetto con maggiore fiducia il koala.
Concordo in pieno sul software professionale: è ora (passata) di avere linux anche in ambito lavorativo (dai tempi dell’università che aspetto un cad), di “scendere a patti con il nemico”, anche perchè penso che Shuttleworth possa avere il giusto peso per farsi sentire con le software house

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FlavioNo Gravatar said,

Commento • ottobre 2, 2009 @ 3:38 pm

No dai Visual Studio non ci manca. C’è Eclipse, Qt Creator e tanti altri IDE per ogni linguaggio. Al contrario, gli strumenti per lo sviluppatore su Linux sono anni luce avanti rispetto a quelli disponibili su Windows.

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fluxNo Gravatar said,

Commento • ottobre 2, 2009 @ 6:30 pm

suvvia neff… il marrone (caccoso) è un po’ il colore sociale di ubuntu, senza di lui non sarebbe ubuntu, come il napoli non sarebbe tale senza azzurro o il milan senza rossonero ehehee

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NeffNo Gravatar Risposta:

Eheheh lo so! Ma infatti ero rimasto sorpreso dalle parole di Shuttleworth, che aveva lasciato intendere che Karmic avrebbe abbandonato il marrone…

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LazzaNo Gravatar said,

Commento • ottobre 4, 2009 @ 9:38 am

“Sono consapevole del fatto che questa visione non sia condivisa dai puristi del freesoftware e pertanto non mi faccio molte illusioni.”
Non sono un purista (uso anche, POCO, software proprietario) ma non condivido ugualmente. Posso? :) Bel post comunque. ;)

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NeffNo Gravatar Risposta:

Certo che puoi, anche se sarebbe carino discuterne ;)
Nel mio percorso io ho passato varie fasi. Quella di “disintossicazione” da software proprietario, quella da “integralista” anti-software proprietario e quella attuale, più pragmatica. Quando posso, preferisco usare software libero, e per fortuna non dipendo più dall’uso di un’applicazione proprietaria in particolare. Tuttavia, credo che una volta che si è coscienti dei pericoli del software proprietario si debba poter essere liberi di usarli, decidendo coscientemente di limitare la propria libertà. Se ci pensi nella nostra vita lo facciamo continuamente. Decidiamo di andare a lavorare, anche se preferiremmo andare al mare. Limitiamo la nostra libertà di fare quello che preferiremmo fare, per una necessità superiore, quella di guadagnare per sopravvivere.

Ora immagina di essere un professionista. Ti piace usare ubuntu, ma sei bloccato perchè il tuo lavoro è legato all’uso di un programma proprietario che tutto il tuo ufficio utilizza e senza il quale la tua produttività cala drasticamente. Puoi decidere. Sacrifichi il tuo lavoro e passi ad ubuntu? Inizi a studiare l’uso di un programma alternativo sperando di poter raggiungere in breve tempo lo stesso grado di produttività oppure… resti su windows? La maggior parte degli utenti sceglie questa terza opzione.

Immagina ora che in ubuntu esistesse un modo per installare facilmente il software proprietario di cui necessiti. I tuoi problemi sarebbero facilmente risolti, una barriera all’entrata verrebbe eliminata e potresti passare con meno preoccupazioni. E se passassi, scopriresti che ci sono migliaia di programmi di qualità gratuiti e liberi già presenti nella distro. Senza neanche accorgertene, ti ritroveresti a lavorare in un ambiente prevalentemente libero seppur con la tua applicazione proprietaria che hai dovuto acquistare.

Sarebbe comunque meglio che operare in un ambiente dove il software libero è un’eccezione, ti pare?

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LazzaNo Gravatar Risposta:

Tu credi che se ci fosse tantissimo software proprietario per Linux l’utente lo userebbe solo se fosse pienamente cosciente? Io penso proprio di no. :P

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NeffNo Gravatar Risposta:

Io penso semplicemente che non possiamo parlar bene e razzolare male. Siamo per la libertà? Bene! “freedom is about choice” ciò significa che se vogliamo essere promotori della libertà dobbiamo in primo luogo offrire libertà di scegliere agli utenti. Non possiamo imboccare le persone a vita e nessuno ci ha conferito il ruolo del tutore. Non siamo qui a scegliere cosa è bene per gli altri. Oggi abbiamo una grande opportunità. Dopo anni che ne parliamo, finalmente abbiamo un sistema operativo costruito su fondamenta libere. Abbiamo un’alternativa a quasi ogni programma professionale. Ciononostante abbiamo paura di confrontarci con questi programmi. È un po’ come se avessimo paura di far giocare una squadra avversaria al nostro stesso gioco. Abbiamo un sistema operativo libero e possiamo benissimo decidere di lavorarci senza usare software proprietario. Benissimo. E se qualcuno vuole software proprietario? Dobbiamo per forza accompagnarlo alla porta? Io dico che così perdiamo un’occasione. Anche se un utente usa uno o due programmi proprietari a lui indispensabili continuerà a lavorare con un 90% di applicazioni libere. E poi, dobbiamo davvero avere così paura del software proprietario? Guardatevi intorno. I programmi proprietari per linux fanno pena e le componenti meno stabili di un sistema operativo pinguinesco sono proprio quelle piccole parti proprietarie, che vivono isolate nel loro piccolo mondo, che si rifiutano di collaborare col resto della comunità. Io credo che se in Linux offrissimo la possibilità agli utenti di scegliere i programmi che preferiscono, si accorgerebbero in breve tempo che le alternative libere sono ottime anche qualitativamente e non di rado superano le controparti proprietarie. Insomma, non possiamo scappare dalla competizione (di cosa abbiamo paura?) e non dovremmo obbligare gli utenti a mangiare una minestra che è meno buona di quella cucinata da altri (se le nostre apps non sono all’altezza, perchè dovremmo scoraggiare l’uso di software alternativo?). Dobbiamo sfidare il software proprietario a fare meglio di noi in casa nostra. Sono sicuro che se l’industria accogliesse la sfida, per non perdere il confronto col software libero dovrebbe iniziare a produrre software migliore di quello che offre attualmente. Tra l’altro: le distribuzioni potrebbero (affittando lo spazio per la messa in commercio del software) trovare un modo di finanziare la propria attività. Quello che faccio per dire è che se parliamo di libertà dobbiamo offrire libertà, non nasconderci dietro un dito. Non dobbiamo cedere alla tentazione di diventare dittatori, perchè obbligare persone a mangiare solo la nostra minestra è un po’ la negazione dei nostri principi di libertà. Io sono convito che se l’industria volesse creare software decente per linux non potrebbe rifiutarsi di lavorare con la comunità. Perchè siamo contrari al software proprietario? Lo siamo perchè non vogliamo la dittatura dell’industria. Ma cosa succederebbe se l’industria si aprisse e accettasse di lavorare con noi? Non avremmo raggiunto il nostro obiettivo?

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fluxNo Gravatar Risposta:

io concordo con neff… ritengo, ad esempio, che ultimamente mono stia prendendo piede proprio per questo, perchè lo sviluppo con mono (sembra) più professionale e più produttivo rispetto a ruby-python/gtk+.
Ma tornando al software professionale, ha ragione neff… si sente la mancanza di software come autocad, di giochi professionali, di ambienti di sviluppo professionali. I non vedo perchè non si possano vendere. Per quale motivo su linux non ci deve essere software proprietario a pagamento? In tal senso avevo visto di buon occhio l’ubuntu software store (center)… ora, se fa star meglio gli ubuntisti averlo chiamato “center”, ben venga, ma la direzione presa deve essere quella originaria: si deve fare una sezione per software in vendita, che so, Cedega, Autocad, altri software. Shuttleworth ha le risorse economiche per andare dai vari CEO e fare contratti, e deve farlo, ci andrebbe a guadagnare tutta la comunità, oltre a lui stesso ed Ubuntu.

Rispondi

LazzaNo Gravatar Risposta:

“I non vedo perchè non si possano vendere. Per quale motivo su linux non ci deve essere software proprietario a pagamento?”
Nessuno ha detto che non si può. Ma non sta a Shuttleworth andare a contaminare di porcheria chiusa un ecosistema che vive con fatica. Ci siamo dimenticati tutti che usiamo il software libero perché è libero e non perché è “aggratisse”?

Rispondi

NeffNo Gravatar Risposta:

Non ho capito cosa centra la storia del gratis o non gratis. Qualcuno ha parlato di prezzi? Per me Shuttleworth non contaminerebbe proprio niente se allestisse uno store di programmi professionali (proprietari e open source) a pagamento.
L’ecosistema di ubuntu non ne risentirebbe affatto (in che modo potrebbe nuocere?) e si permetterebbe a più persone dipendenti da software professionale di effettuare il salto. “Saltare” non significa semplicemente passare a GNU/Linux ma conoscere anche tutti i software liberi che sono parte integrante del nuovo ecosistema. Magari il professionista continuerà ad usare il proprietario indesign (e non scribus) ma intanto, lavorando in ambiente linux, inizierebbe a conoscere tutti i validissimi programmi che arrivano a corredo della distribuzione. Conoscerebbe le meraviglie di Pidgin, di GIMP, di OpenOffice.org. Sapere di poter volendo usufruire di software professionale è un paracadute per gli switchers che gli aiuta ad effettuare il salto. È un sostegno psicologico più che un incentivo ad usare software proprietario. Tra l’altro, sono convinto che una volta confrontate le applicazioni proprietarie con quelle open, solo chi ha veramente bisogno di un app specifica sarà disposto a spendere soldi per averla. Tutti gli altri saranno ben felici di utilizzare (come succede oggi) l’enorme parco software libero e gratuito offerto da ubuntu. Pensi davvero che le nostre apps non possano reggere il confronto? Di cosa hai paura?

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LazzaNo Gravatar Risposta:

Potrebbero nuocere in tanti modi… A nessuno importerebbe più della libertà. Tu ti basi sul presupposto che tutta la gente sappia già cos’è il FOSS. :) Tanti auguri. ;) Se non lo sanno e nessuno glielo spiega, non passa nessuna differenza tra libero e non libero. Per loro è tutto uguale. Ad ogni modo io non ho paura di niente, ma non ha senso che tu pretendi che persone che vogliono diffondere il software libero si prodighino per espandere le piattaforme supportate da quello proprietario. Di proprietario per Linux ne esiste già (poco per fortuna) e non vedo perché se Adobe non vuole portare la suite “Creative Sputo” (ah era suite? naaa meglio sputo) su Linux, lo debba fare Shuttleworth. Hai una risposta per questo? :P

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NeffNo Gravatar Risposta:

Ma… non è vero che a NESSUNO importerebbe più della libertà. Anzi io credo che una volta eliminati i nostri “handicap”, ovvero le barriere all’entrata che impediscono agli utenti professionisti di effettuare “il salto” le persone saranno finalmente libere di scegliere di passare a Linux senza temere cali di rimanere a terra con il proprio lavoro. Insomma oggi come oggi se sei un utente GNU/Linux hai solo l’illusione di essere più libero degli altri perchè di fatto sei limitato dal fatto che non esistono programmi liberi per fare qualsiasi cosa e in ogni caso non hai possibilità di scegliere quale programma usare: esistono solo quelli liberi. Quindi come fai a sapere che la gente in GNU/Linux usa programmi liberi perchè crede nella filosofia e non perchè vi è costretto? Secondo me creando i presupposti perchè programmi professionali possano approdare su GNU/Linux non significa necessariamente minare ai fondamenti del software libero, significa essere aperti e pragmatici di fronte a delle adempienze che ostacolano l’avanzata di linux e l’aumento della sua popolarità.
Perchè mi importa della popolarità? È semplice: più siamo più abbiamo chances di vedere il nostro sistema operativo supportato dalle aziende di hardware. Più siamo maggiore sarà la quantità di sviluppatori interessati a sviluppare per le nostre piattaforme e più siamo maggiore sarà l’audience a cui potremo rivolgerci per sensibilizzare gli utenti ai temi del software libero.

P.S: Shuttleworth non deve fare proprio niente. Si tratta di creare un canale di vendita per il commercio di software (libero e propietario) su linux. Oggi se sei uno sviluppatore che vuole vendere programmi per linux puoi avere grosse difficoltà a far sapere che il tuo programma esiste. Shuttleworth può mettere a disposizione un repository di software commerciale e guadagnare sull’affitto dello spazio messo a disposizione alle softwarehouses. Non ci vedo proprio niente di male.

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LazzaNo Gravatar Risposta:

Non ci sarà niente di male… Insomma. Un conto è tollerare il proprietario (lo tollero), un altro conto è incentivarlo (col piffero). Anche a me importa della popolarità, ma la gente deve avere un minimo di elasticità mentale per capire cosa gli serve e cosa no (ti assicuro che è difficile, non so quanta attività “da strada” fai con le persone che si avvicinano a un LUG, ma ti garantisco).
Per avere utenza non è possibile prendere una posizione del tipo “ma sì viva il proprietario e chissenefrega”, né una alla Stallman. Altrimenti va tutto in vacca. ;)

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NeffNo Gravatar Risposta:

Ma… un negozio online per vendere software non incentiva necessariamente quello proprietario. Inoltre il fatto che la gente usi un programma da 1000 dollari per fare una ricerchina, è un problema dovuto alla pirateria non all’esistenza del software proprietario. Però ho capito quali sono le tue obiezioni e sono d’accordo con te che vada cercata una soluzione ponderata ed equilibrata. Nessuno vuole che Linux diventi un clone di windows. Si vorrebbe solamente fare in modo che chi ha bisogno di un’applicazione specifica per lavorare abbia la possibilità di trovarla e di usarla senza dover rinunciare a lavoare.

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fluxNo Gravatar Risposta:

concordo, come detto in seguito, la presenza di software professionale anche a pagamento darebbe maggior rilancio a tutto il settore dei SO open, c’è poco da fare… o ti pubblicizzi in questo modo, dicendo all’ingegnere “oggi con ubuntu puoi anche progettare…!” oppure hai un grosso brand alle spalle, come google, che otterrà con il suo SO unix-based molto più del 2% di linux. Purtroppo è tutta qui la questione, se non puoi eccellere nel piano pubblicitario, lo si deve fare fornendo agli utenti tutto, ma proprio tutto ciò che serve. Altrimenti, saremo sempre una nicchia di mercato

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fluxNo Gravatar Risposta:

la tua posizione è troppo estremista, alla stallman. Quando è venuto nella nostra università la sua posizione è stata accolta da applausi ma anche da numerosi fischi: se oggi linux è ancora di nicchia col suo 2% contro il 9-10% di mac os è per colpa di queste posizioni. Non tutti hanno la pazienza di usare un SO per il lavoro e uno per tutto il resto, quindi la maggior parte delle persone usa windows perchè ci trova tutto il suo bel software professionale, che sia gratuito o opensource, a pagamento o meno. Gran parte del parco software opensource è di enorme livello… come ha detto neff OpenOffice, Pidgin, Gimp, Evolution, lo stesso Firefox e ci metto anche Blender e Inkscape e chissà quanto altro… sono tutti software ottimi a cui servirebbe solo qualche incentivo in più nello sviluppo e niente più. Ma ci sono altri campi professionali in cui il software non è ancora pienamente soddisfacente e in cui Visual Studio, Autocad, Archicad, 3dstudio max ecc la fanno ancora da padrone. Forse negli ambienti di sviluppo si può ancora fare qualcosa di open, conviene ancora sviluppare un IDE opensource anzi, sarebbe il caso di farlo finalmente, ma Autocad, ad esempio, è difficilmente sostituibile da un prodotto opensource perchè è un software altamente complesso, quale sviluppatore si metterebbe a farlo “aggratis”. È in questi contesti che ritengo importante avviare delle joint venture per portare questi software nel parco linux, anche a pagamento… a quel punto si, un ingegnere userebbe ubuntu ehehe

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LazzaNo Gravatar Risposta:

Come ti ho già detto, non sono certo il tipo da togliersi la scheda wi-fi dal portatile perché non ha un firmware GPL. Per cui tieni per te i tuoi insulti, sii gentile. ;)
Esistono già ottime forme di sostenimento per software libero, non mischiare le cose però. Comunque sia, se vuoi un certo prodotto su Linux lo chiedi a chi lo produce, non a Stallman. Chiaro?

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fluxNo Gravatar Risposta:

insulti? ti ho solo citato ad inizio intervento dicendo che ritengo la tua posizione troppo estremista, “alla stallman”… se ritieni che definire delle posizioni alla stallman sia un insulto, non saprei… in tal caso ti chiedo scusa ehehehe

ps. non so come la prenderebbe stallman però ;)

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fluxNo Gravatar Risposta:

rileggendo meglio credo che tu stia insultando me… quel “chiaro?” alla fine ha un tono che non mi piace… lungi da me aprire un flame in casa di neff, non sia mai… ritengo però che le posizioni di tutti vadano criticate con rispetto o appoggiate, senza usare toni alti.
Qui si sta solo portando avanti una tesi, quella di Neff, che ritengo giusta e, peraltro, poco diffusa nell’ambiente linux. Non si trovano spesso blogger che la pensano in maniera così aperta e positiva (a mio parere) e, siccome mi piace questa posizione, lo dico chiaramente. Anzi, invito neff a scrivere più spesso post di questo genere analitico e critico, fanno un gran bene a tutta la comunità!

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LazzaNo Gravatar Risposta:

Visto che da come rispondi si vede che hai ancora una idea molto confusa su come la penso ti ho chiesto conferma per sapere se è chiaro ciò che ti voglio dire… Penso ancora non del tutto, comunque sia non fa nulla. ;)

Rispondi

NeffNo Gravatar Risposta:

Grazie per non aver aperto un flame ;) in realtà credo che ci sia un malinteso di fondo. Conosco Lazza e so che non è un attaccabrighe… e tu lazza non interpretare chi ti da dello “stallman” come un insulto. Stallman è una grande mente e credo che il suo contributo, per quanto un po’ estremista, sia di fondamentale importanza per ricordare alla comunità perchè è nato GNU e perchè facciamo quello che facciamo. La mia posizione cerca il compromesso. Perchè benchè capisca la filosofia di stallman e ne approvi i fondamenti, credo che vi siano modi diversi di raggiungere l’obiettivo “libertà per tutti”. Io credo in una libertà guadagnata poco per volta. Diciamo che il cammino per la libertà può iniziare già in ambiente windows o macosx, iniziando a sostituire il software proprietario con quello libero. Arriva un punto poi in cui si effettua il salto verso GNU/Linux e, compatibilmente con le possibilità offerte dal proprio hardware si inizia ad usare una maggioranza di software libero. Purtroppo però non esiste software libero in grado di far girare qualsiasi cosa. In un certo senso siamo obbligati ad usare software propietario in certi ambiti. Questo Stallman lo sa bene, come pensi abbia scritto le varie parti di GNU (prima che GNU esistesse) se non lavorando su un sistema operativo UNIX proprietario? Torvalds scrisse Linux lavorando in Minix (proprietario). La mia posizione nasce quindi dall’osservazione della realtà. Noi tutti usiamo il software per raggiungere un obiettivo ed è giusto che sia per questo. È la macchina ad esistere per l’uomo e non vice versa. Per questo credo che si debba prima di tutto preoccuparsi di raggiungere gli obiettivi, e poi lavorare per rendere gli strumenti che utilizziamo sempre più eticamente sostenibili.

Rispondi

fluxNo Gravatar Risposta:

ho capito la tua posizione lazza ed è comprensibile… in passato l’avrei condivisa in pieno ma, col passar del tempo, ho capito che non sempre paga. Linux è una bellissima cenerentola, carina, tutte le sue cose a posto… ma ora è il momento di dare una svolta e fare, purtroppo, dei compromessi. Per questo condivido l’idea di “altre strade” detta da neff. In un mondo non ideale come il nostro, il caro mark deve muovere il sederino ed andare a sedersi al tavolo dei grandi produttori. In parte lo ha già fatto con l’accordo canonical/dell ma a mio parere non basta. Sono passati 5 anni dalla nascita di questa realtà, e arrivato il tempo di iniziare un nuovo ciclo, di rifondare per conquistare il mondo (scusa neff se ti “parafraso” ;) ). Purtroppo, se necessario, anche con driver e software professionale proprietario, nei casi in cui non ci sia una valida alternativa open. il modello deve essere mac os a mio parere… pur non essendo windows ha il 10% del mercato, bisogna puntare a quel 10% o parte di esso.

ps. mi scuso con neff, padrone di casa, per aver contribuito a trasformare questo spazio commenti in un forum… purtroppo ci manca un forum di discussione. Ad esempio, il discorso che fa lazza, io lo farei per mono, ma questa è altra storia, ci sarebbe troppo da scrivere ehehehe

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picchioNo Gravatar said,

Commento • ottobre 4, 2009 @ 11:22 am

ottimo post ;)

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LazzaNo Gravatar said,

Commento • ottobre 5, 2009 @ 3:21 pm

@ Neff, rispondo qui, perché non nidifica più. No, non avremmo raggiunto il nostro obiettivo. Be’ chiariamoci, il nostro obiettivo è portare la cultura del software libero, non far convertire tutti perché tanto fotoschioppo e itruzz ci girano ugualmente. :)
Non voglio esagerazioni alla Stallman solitamente, ma mi piace molto questo suo scritto: http://softwarelibero.it/GNU/filosofia/freedom-or-power.shtml

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neuromancerNo Gravatar said,

Commento • ottobre 5, 2009 @ 6:18 pm

Gran bel post :)
Io l’ho installata da qualche giorno sul mio notebook casalingo e condivido al 100% le tue impressioni, ed in particolare mi ha colpito l’attenzione per il look and feel.
Il tema d’icone è spettacolare e curatissimo (aprire gedit per esempio, o quelle in alto a destra nella barra principale) inoltre ci sono parecchi altri dettagli che denotano l’attenzione per l’estetica ed usabilità (come ad esempio le diverse icone per le cartelle immagini, video, musica etc. o la presenza di più sfondi desktop tra cui scegliere).
E finalmente, anche se non ti nascondo una certa affezione per il marrone Ubuntu, c’è un po meno marrone…
Dettagli, ma che fanno la differenza…

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M0rF3uSNo Gravatar said,

Commento • ottobre 7, 2009 @ 8:03 am

Lo splash in quel modo mi richiama alla mente lo scanner frontale di K.I.T.T. e mi fa letteralmente SBAVARE!!!

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NeffNo Gravatar Risposta:

Hai ragione ;) … cavoli voglio una schermata di boot come quella!!!

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MarkhNo Gravatar said,

Commento • novembre 3, 2009 @ 10:57 am

Io di elasticità mentale e capacità di adattamento ne ho ma
- Linux per il 99% degli utenti è un pò astruso. Possibile che per installare programmi si debba passare dal terminale? Non esiste un modo più semplice tipo installer?
- Non si tratta solo di quei programmi da te elencati. Ce ne sono a decine di
migliaia che non hanno un corrispettivo in Linux.

Personalmente io ad un os chiedo tutto e al momento c’è solo un os che mi da tutto ed è os x.

ho un pc di scorta sul quale sto per rimettere xp. Se Linux fosse meno complicato lo metterei anche. E non mi dispiacerebbe. Ma oggettivamente per un utente che non vuole perdere tempo in smacchinamenti…….

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NeffNo Gravatar Risposta:

Markh, il primo passo per dimostrare elasticità è liberarsi dai pregiudizi. Chi ti ha detto che per installare un programma bisogna passare dal terminale?
Nelle distribuzioni moderne (ma non parlo di roba recentissima, è così già da prima del 2004) i programmi si installano con un solo clic usando una specie di “app store” che è incluso con la distribuzione… e se un programma non è nell’appstore, basta scaricare un pacchetto da getdeb e farci due clic sopra per installarlo… Ma linux offre ancora di più: se ad esempio vuoi ricevere automaticamente le ultime versioni dei programmi che ti interessano puoi aggiungere nel tuo “app store” personale l’indirizzo di un server su cui gli sviluppatori caricano le nuove versioni, e tu le riceverai automaticamente ogni volta che verranno pubblicate (anche le versioni nuovissime non ancora fuori ufficialmente. È per questo che moltissimi utenti linux già utilizzano da tempo Google Chrome anche se ufficialmente non è ancora stato rilasciato). Il sistema è addirittura più semplice di quello adottato in Mac OS X o Windows XP.
Provare per credere!

Anche la procedura di installazione, se comparata a quella di Xp è veramente semplice. Inserisci il cd, avvii l’installazione, rispondi a 4 domande (località, layout di tastiera, nome utente e password, spazio da assegnare a linux) e in 20 minuti hai il sistema funzionante. Per molte cose le distribuzioni odierne (come Linux Mint7 o 8 (uscirà a fine mese) che ti consiglio se non vuoi noie e vuoi un sistema che “just works”) sono addirittura più semplici da usare di Mac OSX…. e te lo dico da utente OSX dato che è da un mesetto che ormai sono approdato sul sistema operativo della Mela.

Il discorso sui corrispetti software lo condivido in parte. È vero, purtroppo non tutti i corrispettivi dei programmi famosi sono già stati portati su Linux. Mancano ancora pietri miliari come Adobe CS ad esempio e sono d’accordo con te che è peccato (ma la colpa è di Adobe non degli utenti linux). In realtà tuttavia, esistono vari modi per far girare su linux le applicazioni che ti mancano (dal più ovvio VirtualBox / Parallels a CrossOver) e nella maggior parte dei casi esistono comunque ottimi programmi alternativi. Io ho vissuto dal 2006 al 2009 esclusivamente in ambiente linux, senza ricorrere a Windows e alle virtual machine e posso assicurarti che in breve tempo ci si abitua a lavorare con le alternative ai programmi proprietari, che offorno in taluni casi anche maggiori funzionalità e colpi di genio.

Il mio consiglio quindi è… pialla quel Windows XP e mettici Linux Mint. E non avere dubbi sul fatto che Linux Mint è globalmente un sistema operativo migliore di Windows XP. Non ci sono dubbi. Tieniti il mac come computer principale ma prova Linux perchè c’è molto pregiudizio e sono sicuro che lo amerai alla follia. ;)

Un tempo Apple presentò una bellissima pubblcità dedicata a quelli che sanno pensare diverso (Think Different). In quegli anni scegliere Apple significava “pensare diverso”. Oggi lo è scegliere un sistema operativo come GNU/Linux che pone le fondamenta su una filosofia completamente nuova, veramente rivoluzionaria rispetto al passato. È un peccato non conoscerla. Non avere timore quindi. Prova Linux Mint e torna a farmi sapere cosa ne pensi.

PS: Se vuoi sapere cosa è linux mint ho scritto una breve recensione della versione 7 QUI

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