La caduta del muro

Una volta il mondo dei computer era diviso. Esistevano i PC ed esistevano i Mac. I due mondi rappresentavano due visioni diverse dell’informatica, due modi diversi di concepire la tecnologia, il rapporto uomo-macchina e in definitiva due modi di interpretare il concetto stesso di personal computer, un oggetto che compariva per le prima volta fuori dalle aule delle università più presigiose. Ma a dividere Mac e PC non c’era solo una filosofia, ma anche qualcosa di molto più tangibile, materiale. Un processore. Pietra angolare di un’architettura diversa, un piccolo wafer di silicio
che da solo costituiva una struttura più massiccia e più solida della parete di una diga, una parete pensata per designare il confine tra due mondi, tra due mentalità, tra due culture.

2006. Apple passa ad intel. Lo storico muro di Berlino dell’informatica si sbriciola come fosse di gesso. L’unione dei mondi, la globalizzazione dell’informatica.

Se nel mondo reale la convivenza e l’integrazione giovano alla crescita e allo sviluppo delle culture, purtroppo in informatica questo non è sempre vero. Stiamo pur sempre parlando di prodotti, suvvia!
L’informatica tende alla legge del più forte, tende alla sottomissione e alla distruzione del più debole. L’abbattimento dell’ultima frontiera ha aperto le porte ad una fusione, ad un unione, allo sposalizio tra due mondi diversi che ormai non lo sono più, tra due filosofie destinate a diventare una. Una sola. Oggi apple ha rilasciato lo strumento definitivo, che annullerà per sempre le differenza tra Mac e PC.

Si chiama Bootcamp, ha poche ore di vita ed è destinato a rimanere della storia dell’informatica. L’applicativo, non è altro che un semplice bootloader, un programma che all’avvio del computer permette all’utente di decidere quale sistema operativo avviare, Mac OS X o… o???
Windows.

Si, esatto. Oggi i Mac fanno girare windows. Qualche anno fa un’affermazione simile ci avrebbe fatto pensare al dalai lama che recita l’angelus, eppure oggi è così. Ufficialmente, Apple ha deciso di diventare un’azienda come tante altre. Il figliol prodigo torna a casa, trent’anni di ribellione, di fuga dal mondo PC, trent’anni di creatività che vanno a spegnersi in una schermata blu, peccato originale da cui Apple ha oggi deciso che non si può più scappare. Certo OSX è ancora una realtà, ma per quanto? Per quanto Apple ha intenzione di ingannare sviluppatori e software house predicando che il mac è diverso? Il mac non lo è più. Ha cessato di esserlo quest’oggi e sta solo aspettando che l’industria decida che non vale più la pena creare due versioni di uno stesso programma quando tutti gli utenti possono decidere di usare un solo sistema operativo.

La mela ci ha delusi, ma per fortuna oggi, un’alternativa esiste ancora. E si chiama Linux. Un sistema operativo ribelle per davvero, che certo ha poco a che fare con la filosofia ormai comune di Apple e Microsoft.
Linux è il figlio illegittimo di UNIX. Portato alla luce dallo studente univesitario Linus Torvalds che nel tentativo di creare un sistema operativo diede origine al più grande ed importante progetto opensource della storia, Linux dal 2001 ad oggi si è fatto le ossa e sta cominciando a fare l’occhiolino ai costruttori di computer, che potranno grazie a a linux vendere computer a prezzi più bassi.

Un nuovo bipolarismo si delinea quindi all’orizzonte, una nuova guerra combattuta a braccetto da Apple e Microsoft contro Linux ed il movimento del software libero, ultimo resistente baluardo che ci salva dall’omologazione informatica.

Marco Boneff

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aprile 5th, 2006 @ 10:16 PM • Classificato in IMHO, SPECIAL • Tags: , , , commenti [8]

8 commenti

MacNo Gravatar said,

Commento • aprile 6, 2006 @ 12:30 pm

vuol dire che te non credi in macosx e hai la visione piuttosto chiusa. oltretuttto da uno che usa linux mi pare strano sentirti dire questo.
da ora si può usare su un hardware apple, sicuramente MOLTO più bello da vedere e attualmente anche più tecnologicamente avanzato (usa gli intel dualcore mentre dell usa ancora p4), potendo scegliere di usare macos x (e sarà sempre nettamente migliore, più stabile e più sicuro di windows), windows xp (e poi vista) e linux.

certo ora si può mettere una versione crackata di osx sui pc, ma non è proprio la stessa cosa… non si potrà fare ancora a lungo e in ogni caso sarà sempre un sistema crackato, cioè non si potrà aggiornare e godere delle novità.
di leopard si sa ancora ben poco e tra il “ben poco” c’è una delle innovazioni che rivoluzionano il mondo dell’informatica.

il passaggio ad intel non è stato felice, ma dopo la presentazione di boot camp si è potuto capire la strategia di apple.

e trovo che la strategia sia decisamente buona e al passo con i tempi, un po’ di apertura mentale, anche da parte di apple e della nostra piccola grande famiglia di macusers, al giorno d’oggi è sicuramente una buona cosa.

la mia idea sulla strategia la trovi qua:
http://marco.iobloggo.com/archive.php?eid=491

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Mac blog again said,

Trackback • aprile 6, 2006 @ 12:36 pm

Boot Camp: perché 2 è meglio di 1…

Ieri le notizie riguardanti Apple Boot Camp sono state molte, ma non ho avuto tempo (ehm voglia) di scriverci un post, ora però vorrei dare il mio parere.Per prima cosa spiego cos\’è Boot Camp per chi ancora non lo sa: &egrave……

LapsusNo Gravatar said,

Commento • aprile 6, 2006 @ 4:24 pm

Mi permetto di discutere alcuni passaggi di questo post dall’ottica di un Mac user che da quando è nato non ha mai avuto windows in casa. Circa un anno fa quando si seppe la notizia di Apple che aveva deciso di passare a Intel, io non mi spaventai. Infatti credevo (e in parte credo ancora) nell’abilità di Steve Jobs. Nel post si dice che la scelta di Apple ha portato a unire due mondi fino a qualche mese fa divisi, portando alla fine di un passo storico nella storia dei computer e all’inizio di un altro: due sistemi originariamente diversi, gireranno in modo nativo su una stessa macchina: Mac Intel. Beh, devo dire che se IBM avesse condinuato a sviluppare nuovi processori e in particolare un G5 che potesse girare sui powerbook senza surriscaldarsi troppo e consumare troppa energia, probabilmente Apple non sarebbe mai passata a Intel. Intel è stata una scelta in un certo senso anche obbligata, perché come tutti noi sappiamo la tecnologia evolve molto in fretta nel settore dell’informatica e Apple era rimasta per troppo tempo con computer portatili troppo poco evoluti (G4). Secondariamente Marco sottolinea il fatto che il Mac non è più il Mac.. Io credo che se OSX continuerà a girare sempre e solo su macchine Apple (come purtroppo rischia di non essere così perché è già stato krakkato), allora ci saranno sempre due mondi, anche se un po’ più vicini. Infatti una persona che volesse installare i due sistemi operativi sulla stessa macchina potrà comprare soltanto un computer macintosh. Speriamo che Apple faccia qualcosa per mantenere questa diversità. Perché sono contrario all’installazione di OSX su tutti i computer? Semplicemente per mantenere un’identità che Marco stesso dice ormai svanita e secondariamente perché un sistema progettato per girare solo su determinate macchine continuerà a funzionare meglio (secondo me). Staremo a vedere. Personalmente spero che i macintosh resteranno sempre un passo più avanti di tutti gli altri computer (sistema più stabile, più funzionale e più professionale).. Diciamocelo: XP Professional di professionale ha ben poco… E Vista? Probabilmente sarà un’altra cavolata di Bill Cancelli.. In ogni caso ciò che manca a Microsoft è la voglia di sviluppare qualcosa di veramente nuovo, perché è facile avere la pappa pronta (l’enorme quota di mercato) e soprattutto un sacco di gente che non conosce le potenzialità di Mac OS X. Mi sono dilungato fin troppo :-D Saluti, Lap.

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NeffNo Gravatar said,

Commento • aprile 7, 2006 @ 1:18 am

Francamente non capisco cosa c’entri il fatto che io sia un Linux user con le mie critiche alle nuove strategie di apple. Il passaggio a intel è stato un rattoppo di una precedente strategia che è risultata non funzionante: IBM non è riuscita per tempo a produrre un processore g5 integrabile in un notebook e che consentisse un rapporto prestazioni/consumo accettabile. Alla luce di questo handicap, Apple ha preso l’unica soluzione possibile (adottare processori intel), compromettendo tuttavia una strategia a lungo termine che si stava sviluppando da 3 decenni.

Fino al giorno d’oggi Apple ha sempre ricercato la diversità. “Think different” ve lo ricordate? La diversità era il punto nevralgico della sua strategia. Il Mac era concepito come un unione inscindibile di un hardware tecnologicamente avanzato e di un sistema operativo rivoluzionario.(Proprio l’inscindibilità delle parti ha probabilmente spinto apple a non voler rilasciare liberamente OSX). Cosa sarebbe un mac senza Mac OS X?

Questo è il punto. Per me un mac senza OS X non è niente. A fare dei bei computer, tecnologicamente all’avanguardia sono brave quasi tutte le grandi aziende produttrici di computer. Sony ha rilasciato una nuovissima gamma di vaio dual core, lo stesso stanno facendo acer, toshiba a altri ancora (dell per il momento è indietro). Cio che definitivamente rende diverso un mac da un PC è il sistema operativo. Il mio corsivo rifletteva proprio su questo punto. Un mac con windows, oltre ad essere un rischio enorme per la futura esistenza di OSX snatura il mac, nel senso che lo allontana dalla sua originale filosofia. In definitiva, con processore intel e windows installato un mac sembra più un PC travestito da Mac che un Mac travestito da PC.

A me OSX piace molto, ma ho paura che la massa critica su cui OSX può oggi contare possa erodersi fino ad un livello tale da scoraggiare gli sviluppatori a creare versioni “custom” per Mac users, il che è se vogliamo in parte il problema di Linux.

Oggi i desktop linux hanno superato per numero i desktop OSX, ma il fatto che su linux esistano diversi modi di far girare software per windows (da sempre linux offre l’opzione dual boot), ha trattenuto i grandi produttori dal portare i propri programmi commerciali su linux.
In poche parole si reputa scontato che se uno non trova un programma per linux puô sempre avviare windows in una virtual machine, rebootare in windows o eseguire un programma win32 in linux usando wine.

Quello di cui ho paura è proprio questo. Ho paura che l’industria finisca per ritenere inutile la coesistenza di due sistemi operativi che occupano lo stesso mercato. Per Adobe creare una versione che giri su mac ed una versione del suo programma che giri su windows, significa investire tempo, risorse ed energie, cosa vi fa pensare che sapendo che i mac possono eseguire anche windows non decidano un giorno di rinunciare a due versioni del programma, in favore del mantenimento della più usata??

Questi sono i miei timori. Purtroppo oggi, secondo me, i Mac stanno perdendo molta dell’originalita che li ha sempre contraddistinti. Piano piano si stanno auto-portando a livello di una qualsiasi hardwarehouse. E questo non è bello.

La filosofia Apple, quindi, per me è giunta ad un momento di grande crisi. Apple perde il suo valore aggiunto, quindi, la filosofia.
Quali altri sistemi operativi vi vengono in mente quando si parla di “filosofia” all’interno del contesto informatico??

purtroppo non ci resta che linux

Ciao!

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MacNo Gravatar said,

Commento • aprile 7, 2006 @ 9:17 am

La risposta è semplice, chi è MacUser ora resterà MacUser e Adobe e le altri grandi software house sanno benissimo che MacOSX è infinitamente più stabile di Windows.
Saranno ben pochi i MacUser che installeranno Windows sul loro gioiellino, ma potrebbero essere molti di più i windozziani che proveranno a passare a macintosh “tanto posso sempre usare windows se manca qualcosa”, poi si accogeranno che -come diciamo da anni- su mac c’è tutto quello che occorre al 99.9% degli utenti pc.

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NeffNo Gravatar said,

Commento • aprile 7, 2006 @ 9:49 am

Spero veramente che sia così, ma la risposta è tutt’altro che semplice secondo me. La stabilità di una piattaforma, come ben sai, non ha nulla a che fare con la decisione di produrre un software o non produrlo. Se questa fosse la logica oggi il 95% degli utente avrebbe OSX e Linux. Io credo che purtroppo la possibilità di poter far girare certi programmi in dual boot spingerà molti sviluppatori a rinunciare alla creazione di software per mac. Un esempio: i giochi.
Una gran parte di gamers oggi non passa a mac perchè non ci sono giochi. Con la possibilità di installare windows su un mac, certamente il numero dei mac users aumenterà, ma probabilmente gli sviluppatori rinunceranno definitivamente a produrre giochi per osx.

L’unico modo, a parer mio, per rendere OSX Q
“IL” sistema operativo sarebbe quello di rilasciare una versione di OSX per PC, che sia d’alternativa a Vista. In questo modo, certamente, il numero degli “osx” users aumenterebbe considerevolmente, raggiungendo una massa critica sufficiente da soppiantare il monopolio windows nella produzione di software. Apple potrebbe continuare a produrre il suo Mac, la rolls royce dei computer, ma un sacco di altre persone potrebbero usare OSX sul loro PC, senza dover comprare un Mac (e spendere 3000 franchi per un portatile minimanente decente).

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MacNo Gravatar said,

Commento • aprile 7, 2006 @ 10:59 am

se apple rilascerebbe una versione di OSX per pc normali (e per ora è già un problema perché versioni crackate ci sono già in giro) perderebbe troppi soldi. l’abbinamento MacOSX-Macintosh è inscindibile, si è già visto in passato con i cloni che non ha funzionato. Adobe non credo smetterà di produrre programmi per MacOS, è uno dei maggiori partner di Apple ed era il primo -mi pare- a sapere del passaggio ad Intel; sa benissimo che MacOS X è migliore. Per quanto riguarda la stabilità, in ambienti professionali conta eccome, sono quelli che usano il pc per navigare, usare word e poco più che non danno importanza a queste cose.
Se guardi però il mercato professionale vedrai che ci sono in maggioranza sistemi linux (principalmente lato server) e osx (grafica, musica, video, fotografia, …)

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NeffNo Gravatar said,

Commento • maggio 21, 2006 @ 1:52 pm

Ritorno su questo post a distanza di mesi. Questa settimana Apple ha dichiarato di voler chiudere il codice sorgente di Darwin. La scusa questa volta è che si vuole evitare che Darwin possa essere ricompilato in modo da funzionare su dei “normali PC”. Insomma, Apple ha iniziato a difendere la sua presunta diversità combattendo a colpi di licenza. A me sembra una strategia perdente. Prima usano la comunità opensource e poi le tolgono il diritto di accesso al codice sorgente… mah, continuo ad essere dell’opinione che il Mac rischia grosso con questa strategia. Per quanto hai scritto in questo tuo ultimo commento, Mac, io credo che in realtà se Apple rilasciasse una versione di OSX per i “normali PC” avrebbe solo da guadagnarci. I compatibili mac non hanno avuto successo perchè erano costruiti su di un’altra architettura, e quindi potevano far girare solo OSX. Se oggi apple rilasciasse una versione di OSX per PC tutti quelli che già ORA hanno un PC potrebbero installare ed usare OSX sulle proprie macchine. Ci sarebbe una crescita del mercato di software per OSX venduto e si alimenterebbe un mercato delle applicazioni per mac. OSX potrebbe stroncare Vista prima della sua uscita, e ribaltare la situazione in cui oggi si trova il mondo del software.

Naturalmente però per fare tutto questo ci vuole una strategia pianificata e una considerevole dose di palle, perchè significherebbe scendere in campo a viso aperto contro windows, con il rischio che i cari simpaticoni di zio Bill ritirino la loro partecipazione nei progetti per apple (Office x mac) e chiudano le porte ai finanziamenti di Microsoft ad apple, senza i quali Apple avrebbe chiuso i battenti qualche anno fa.

Credo che la strategia di espansione sui PC porterebbe dei vantaggi ad apple, ma prima quest’ultima dovrebbe rendersi più indipendente da microsoft. Credo che se effettivamente verrà rilasciata una plug-in per office che permetterà di leggere e salvare in formato ODF, un primo passo verso un possibile divorzio tra apple e microsoft potrà avvenire.

Come ho detto, tuttavia, non ci credo. Credo che sostanzialmente Apple oggi sia uguale a Microsoft, con l’unica differenza che la vede produttrice anche di hardware il che la mette nella condizione di doversi autogarantire un mercato

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