Linux Mint, l’ubuntu proprietario

Da qualche tempo è di moda personalizzare ubuntu e rilasciarne una versione ad hoc. Il primo “fork” nato da ubuntu circa un anno fa, fu kubuntu, ovvero ubuntu+KDE.
Fu l’inizio di una tendenza. Nacquero edubuntu (ubuntu+programmi educativi), Xubuntu (Ubuntu e XFCE anzichè GNOME), mubuntu (Ubuntu ottimizzata per il multimedia) e Gnewsense (Ubuntu senza pacchetti, driver, codec e componenti in generale non-free… una distribuzione “ripulita” di tutto ciò che non è totalmente free software).

Oggi ecco a voi una “nuova novità”. In contrapposizione a Gnewsense nasce una versione di ubuntu destinata a far parlare di se: stiamo parlando di Linux Mint ovvero ubuntu linux farcito di tutte le cose non free che di solito non vengono incluse nelle distribuzioni classiche. Stiamo parlando di codec. driver proprietari, programmi proprietari, Flash Player ecc. che in Linux Mint sono gia preinstallati.
La nascita di questa distro solleva tutta una serie di questioni che faranno parecchio discutere in seno alla comunità. Da una parte è indubbio che Linux Mint possa facilitare di molto il passaggio a linux di ex utenti windows o mac, che si troveranno “out of the box” un sistema completo di tutto ciò che potrebbero desiderare. Allo stesso tempo però sorgono diversi perchè di ordine “etico” e filosofico

Linux Mint e l’opensource

In primo luogo Linux Mint è a rischio dal punto di vista legale. Uno dei tanti motivi perchè certe cose non si trovano normalmente nelle distribuzioni classiche è appunto la legalità dell’inclusione di un programma proprietario all’interno di un pacchetto software terzo non esplicitamente autorizzato.
Allo stesso tempo, Linux Mint si pone in netto contrasto con la filosofia di base dell’open source: se qualcosa non è open source è una minaccia perchè non permette di controllarne l’evoluzione. Se esistesse solo software proprietario perderemmo la nostra libertà di scegliere ma soprattutto rimarremmo inermi di fronte ai cambiamenti del mercato. Ascolti un filmato real player? Sappi che l’esistenza di quel filmato è intimamente legato al futuro di quel formato di file, creato e mantenuto dalla sola azienda produttrice del famoso lettore. E se l’azienda produttrice dovesse fallire? Se decidesse di non continuare a produrre quel programma?

Le sicurezze del freesoftware

Il free software ci mette al riparo da queste situazioni. In primo luogo fornendo software spesso largamente MIGLIORE rispetto alla controparte proprietaria (basti pensare a certi driver opensource per linux… delle bombe!). Allo stesso tempo l’opensource è una garanzia di continuità: non dipende dalle finanze di un’azienda, ma dalla passione dei suoi programmatori. Un programma opensource vive finchè ci sono utenti che usano quel programma, che segnalano bug e che correggono gli errori individuati.
L’opensource favorisce inoltre un mercato sostenibile fatto di concorrenza reale, dove aziende piccole e grandi, provenienti da tutto il mondo possono offrire servizi, customizzazioni, supporto ecc. mantenendo una compatibilità e una interoperabilità di fondo tra gli ambienti operativi. Insomma, il free software non è solo un prodotto: è condivisione, creatività incondizionata, passione, conoscenza e motore di progresso poichè permette di costruire programmi collaborativamente a tempo indeterminato, costruendo sulle conoscenze di quelli che sono venuti prima di noi.

Chi sceglie linux dovrebbe secondo me essere cosciente di quello che sta facendo. È normale dover affrontare delle difficoltà passando da un sistema conosciuto ad uno nuovo, ma di solito abbiamo un perchè che motiva i nostri sforzi. L’obiettivo non dev’essere forzatamente la conquista ora e subito del mondo. L’obiettivo del mondo open source non è nemmeno quello di fabbricare con ogni mezzo un sistema in grado di sostituire windows usando gli stessi mezzi.

L’obiettivo reale del freesoftware (nel senso di libero non di gratuito) è quello di fornire un’alternativa, qualcosa che sia realmente un “patrimonio” condiviso di tutta l’umanità,
una conoscenza condivisa che deve far progredire tutto il mondo, non solo chi lo fabbrica una volta e poi lo copia miliardi di volte vendendolo a peso d’oro.

Conclusione

In conclusione dunque, pur essendo probabilmente molto più immediato rispetto ad altre soluzioni coerenti col principio del freesoftware, linux mint non è un’opzione che mi sento di consigliarvi. Se proprio ne avete bisogno anche le altre distribuzioni (ubuntu ad esempio) vi permettono di installare codec proprietari e roba simile, ma la vostra resterà una scelta consapevole, che potete decidere di riconsiderare in ogni momento optando per soluzioni opensource. Non è detto che questo venga permesso anche da Linux Mint. In ogni caso non credo che il progetto in questione avrà vita facile date le menate legali che il software proprietario incluso di default in Linux mint non mancherà di attirare. Non installatelo dunque: l’idea di facilitare è buona, ma i mezzi non lo sono e le garanzie di vita del progetto non fanno comunque propendere verso una sua adozione. A chi invece non interessano le questioni legate al freesoftware consiglio di rimanere su windows o su mac, perchè in linux non troveranno soddisfazione (non si trovano molti programmi proprietari al momento… quindi niente, negozi, niente giochi). Questa è la mia opinione.

cosa ne pensate voi?

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novembre 16th, 2006 @ 12:57 PM • Classificato in IMHO • Tags: , commento [1]

1 commento

Neffscape >> » Il senso di GnewSense said,

Pingback • novembre 22, 2006 @ 11:21 am

[...] Come ho già scritto nel post dedicato a LinuxMint, quella delle distribuzioni derivate da ubuntu è una tendenza in crescita. Poche settimane fa la Free Software Foundation ha optato per un fork di ubuntu – denominato GnewSense – che alla luce degli avvenimenti degli ultimi giorni acquisisce agli occhi di molti la sua ragione di essere. GnewSense è una ubuntu “ripulita” da tutto ciò che non è freesoftware, una distribuzione 100% free quindi, condita tuttavia da diverse innovazioni – anch’esse naturalmente free – già presenti nella “zia” ubuntu con la quale GnewSense condivide in parte gli ideali, l’approccio all’utente finale e presumibilmente anche i tempi di rilascio. Nei giorni trascorsi dal fatidico annuncio de lla nascita di GnewSense mi sono spesso chiesto a cosa servisse, in un mondo in cui vive e prospera una distribuzione come Debian, un ulteriore fork, che rischia a far diminuire il numero degli sviluppatori ad altri progetti, o perlomeno a frammentare ancora di più la comunità del freesoftware. Oggi, leggendo un’interessante articolo mi sono ricreduto. Forse oggi più che mai il mondo ha bisogno di un alternativa, una soluzione che dia respiro agli utenti permettendo in modo effettivo la scelta di passare al freesoftware, di scegliere una tecnologia patrimonio dell’umanità, indipendente dallo sviluppo a fini economici operato dall’industria che di conseguenza non può e non vuole offrire garanzie di continuità nel tempo. GnewSense si inserisce nel panorama delle distribuzioni come un baluardo free dalla duplice funzione. Da una parte quella di offrire una tecnologia aggiornata frequentemente e ragionevolmente stabile a chi vuole optare per una soluzione completamente free, dall’altra – ed è qui che GnewSense gioca in particolare il suo ruolo strategico – GnewSense assume la funzione di un “bugzilla” formato distribuzione, destinato a ritrarre in modo verosimile e aggiornato i limiti del freesoftware, dando quindi l’opportunità agli sviluppatori di meglio capire dove ancora esistono lacune da colmare, dove quindi devono essere concentrate le energie affinchè l’ottenimento di un sistema completamente free possa essere realizzato. [...]

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