Il software proprietario in Gnu/Linux, ha un senso?

(Introduzione di Neff: nei miei ultimi post ho parlato parecchio del senso del Free Software (chiamarlo OpenSource non è più abbastanza secondo me). Credo che questo articolo tratto dal blog di Salvatore Ingrosso (doxaliber.it) aiuti parecchio a far riflettere sul tema e credo completi bene il discorso da me condotto finora. Ve lo segnalo invitandovi a commentare e a discutere insieme di questo tema. Ringrazio Salvatore per aver pubblicato questo contenuto in licenza creative commons, che mi permette di postarvi direttamente il suo articolo in versione integrale)

Free LinuxIn questo periodo si sta discutendo molto, all’interno della comunità, sulla possibilità di includere software proprietario (soprattutto plugin per internet e drivers) all’interno delle distribuzioni.

In una recensione di Fedora Core 6, scritta da Softwarereview all’inizio del mese di Novembre, l’autore conclude che la distribuzione è così pessima da dover essere abbandonata dagli stessi sviluppatori. Il motivo? La carenza di software proprietario all’interno della distribuzione.

L’autore della recensione scrive infatti:

“Apprezzo il fatto che distribuzioni come Fedora Core siano ancora focalizzate sul free software, ma oggi i contenuti Web richiedono più plugin per il browser di quanti non ne fossero richiesti ieri, ed oggi l’hardware è sempre più disegnato per essere dipendente con file binari, come firmware e drivers… Gli utenti non vogliono sentire ragioni o scuse sul perché il sistema operativo non funziona con i loro siti web preferiti o l’hardware del computer — tutto ciò che sanno è che non funziona, e che renderlo funzionante non è un procedimento semplice ed ovvio.”


Questo giornalista non è l’unico ad esprimere un punto di vista simile; c’è sicuramente una crescente richiesta, da parte di una certa tipologia di utenti Linux, affinché le distribuzioni inseriscano software proprietario al loro interno. Alcuni distributori sembrano voler recepire la richiesta degli utenti, tra queste Ubuntu, la quale recentemente ha dichiarato di voler includere alcuni driver binari nella sua prossima release.


Non è difficile comprendere quanto l’aumento numerico degli utenti Linux comporti anche l’aumento di pressioni sui distributori affinché includano software proprietario all’interno dei loro prodotti. L’utente medio che utilizza il computer non vuole perdere tempo, vuole una distribuzione che “funzioni e basta”.


E’ necessario comprendere che solo una piccola parte degli utenti Linux ha scelto tale sistema operativo perché ha a cuore il concetto di “free software”, credo sia normale, intanto perché una persona che utilizza il computer come strumento di lavoro occasionale, per navigare in internet o per divertimento, spesso non è in grado di comprendere cosa sia un “programma”, figurarsi se può comprendere il significato di termini come Software Libero o Open Source.
Questi utenti vogliono semplicemente che il computer faccia ciò che desiderano, per loro il resto è del tutto relativo.


Ma tutti questi utenti che non hanno a cuore certe libertà oggi potrebbero, un domani, cambiare idea e cominciare ad apprezzarle.
Sono pochissimi gli utenti che hanno iniziato la loro vita informatica conoscendo ed utilizzando il free software, pochi di noi sono nati con la consapevolezza che il free software è la soluzione migliore e che l’utilizzo del free software è in primis un concetto di libertà, ma è anche un vantaggio dal punto di vista economico e dell’innovazione.
Si tratta di concetti che la maggior parte di noi ha appreso ed apprezzato nel tempo, magari proprio iniziando ad utilizzare software liberi come Linux e Free BSD.


Il fatto certo è che ci vorrà tempo affinchè queste persone imparino ad apprezzare i vantaggi della libertà concessa dal Software libero, ma intanto se oggi negheremo loro la possibilità di utilizzare un sistema operativo libero che “funzioni e basta”, forse negheremo al Software Libero, l’occasione di diffondersi e di farsi apprezzare.

Allo stesso tempo credo fermamente che se vogliamo un sistema operativo davvero libero, non possiamo rimandare questa libertà a domani, scambiandola con pessimi compromessi, perché i compromessi rafforzano coloro che di software libero si riempiono la bocca, ma che in realtà vogliono solo sfruttare il mercato che si è creato intorno a Linux.
Prendiamo un esempio lampante, il linguaggio Java.
Cosa sarebbe successo se la comunità avesse accettato il compromesso del “basta che funzioni”, installando di default le versioni binarie di Java fornite da Sun? Se la comunità non avesse impegnato tempo ed energie per la realizzazione di alternative “libere” alla VM di Java, siamo davvero sicuri che oggi la Sun avrebbe annunciato il rilascio di Java con licenza GPL?
Se accettiamo passivamente driver binari, perché “basta che tutto funzioni”, allora che senso ha sforzarsi nella realizzazione di drivers liberi?
Qual’è quindi la soluzione?
La soluzione è quella adottata da sempre da molte distribuzioni.
I driver binari devono risiedere in repository separati, dev’essere specificato che si tratta di software non-free.
Poi ogni distribuzione, se vuole, può implementare utility che permettano l’installazione facilitata dei plugin e dei driver proprietari, ed anche in questo caso dev’essere specificato e chiarito che si stanno installando driver non liberi che comprometterebbero la natura stessa di Linux. Quest’opzione può essere anche offerta in fase di installazione, così l’utente non smaliziato non dovrebbe “sbattersi” in un secondo momento per avere il sistema esattamente come lo vuole lui.
Ma per favore, diciamo NO ai driver proprietari installati di default ed in maniera non trasparente, ed intanto, facciamo informazione.
Io a breve intendo scrivere brevi compendi per spiegare concetti che a molti di noi sembrano banali, come ad esempio, cosa significa Open Source?

Ispirato da quest’articolo su: LinuxWorld

Quest’articolo è (c) di Salvatore Ingrosso
tratto da: www.doxaliber.it
Ringrazio l’autore per la concessione tramite licenza creative commons a lasciarmi pubblicare questo articolo

dicembre 1st, 2006 @ 12:32 PM • Classificato in NEWS • Tags: , commento [1]

Driver proprietari in Ubuntu, le giustificazioni di Mark Shuttleworth

Superata, almeno per il momento, la controversia sulla mail agli sviluppatori di OpenSuSE, Mark Shuttleworth, padre di ubuntu, torna a parlare di un altra questione ideologicamente importante riguardante l’inclusione di driver proprietari in ubuntu (di cui si è già lungamente parlato in questo blog). Il discorso di Mark, che è possibile leggere in versione completa (in inglese) sul suo blog personale, spiega o tenta di spiegare le ragioni di questa scelta.

Ubuntu, spiega Mark, ha deciso sin dalla sua nascita di includere firmware e driver proprietari. È stata una scelta di design al fine di permettere l’esecuzione di un sistema operativo e i suoi applicativi liberi su un computer perfettamente funzionante. Mark prosegue il suo discorso parlando di come ubuntu cerchi di promuovere in un’ottica costruttiva una campagna di convincimento delle companies che rifiutano di offrire alla comunità le specifiche del proprio hardware.

“It’s always better to engage and work with someone than to sanction them and isolate oneself. I’m certain that this strategy moves the free software agenda forward more effectively than any other. Our strategy has already put us in a position to influence significant open source strategy with major companies, and we have used that leverage to accelerate their embracing of free licenses.” [...] “I think Ubuntu will have a bigger chance of helping to convince Nvidia and ATI to take an open approach if we build a good relationship, apply market pressure, and get them to see the benefits to them of the open source road. We will, I think, get them there, but not by pouting and yelling insults from our high horse”.

è sempre meglio impegnarsi e lavorare con qualcuno piuttosto che sanzionarlo ed isolarlo. Sono certo che questa strategia porterà le tematiche legate al free software ad assumere una una posizione di maggior rilevanza rispetto al primo approccio descritto. La nostra strategia ci ha già portato ad influenzare la strategia rispetto all’opensource di diverse grandi aziende produttrici, e la nostra posizione ci ha permesso di accellerare il loro processo di adozione di licenze libere.
Credo che ubuntu abbia maggior probabilità di aiutare a convincere NVIDIA ed ATI ad adottare un approccio aperto se costruiremo buone relazioni, applicheremo una pressione di mercato e mostreremo loro i benefici della via dell’opensource. Credo che riusciremo a portarli dalla nostra parte, ma non sbeffeggiandoli e urlando insulti dal’alto del nostro cavallo.

[trad di Neff]

Il post prosegue poi con una serie di considerazioni che spiegano come in realtà la disponibilità dei driver proprietari sia purtroppo una necessità che va al dilà dell’uso di compiz o beryl.

Mark cerca poi di spiegare la differenza che c’è tra i driver e i codec proprietari, che il creatore di ubuntu, assicura, non saranno inclusi di default in Feisty, pur rimandendo disponibili nei repositories universe e “non-free” per tutti coloro che desiderano installarli. Ecco le sue fatidiche parole:

“I hear you when you say “users want proprietary codecs”. That’s why we make sure these items ARE available, at the user’s option, as packages on the network repositories. That allows users who need that functionality, or who choose that functionality over free alternatives, to exercise that choice freely. We don’t make that choice for them, though of course there is huge demand from real users for that. And we will stay firm in that regard. Ubuntu does not, and will never, include proprietary applications.”

“Vi sento quando dite “gli utenti vogliono i codec proprietari”. Ecco perchè facciamo in modo che queste cose siano disponibili, a discrezione dell’utente, come pacchetti sulla nostra rete di repository. Ciò permette agli utenti che hanno bisogno quelle funzionalità o che privilegiano queste funzionalità all’utilizzo delle alternative libere, di esercitare questa scelta liberamente. Non facciamo questa scelta per loro anche se vi è a tutti gli effetti una grande domanda da parte degli utenti reali. E resteremo fermi su questa decisione. Ubuntu non incluede e non includerà mai applicazioni proprietarie”

[trad. Neff]

A questo punto improvvisamente mi viene da dire: ma perchè la logica applicata ai codec non può essere applicata anche ai driver? Non sarebbe più coerente come approccio, quello di lasciare la libertà di scelta anche sull’installazione dei driver proprietari? Non dico che la procedura di installazione debba per forza essere quella di oggi, con casini per configurare xorg e minchiate annesse, ma è davvero troppo chiedere di avere un dialog in fase di installazione che chiede specificatamente:

“la tua scheda non può funzionare al 100% con i driver opensource. Questo è dovuto alla politica restrittiva del produttore, che per il momento non ha ancora fornito alla comunità le specifiche hardware necessarie per sviluppare dei driver totalmente funzionanti. Vuoi installare la versione proprietaria dei driver?”

Francamente la logica dimostrata da Mark in questo suo ultimo passaggio vacilla e fa pericolosamente traballare le affermazioni fatte in precedenza, che formulate “da sole” potevano anche avere il loro perchè.

Ma andiamo a sentire le ulteriori giustificazioni di mr. ubuntu

“Why NOT include those items? Because they exist in free forms, for a start. There are free implementations of MP3 and MPEG and other proprietary codes, and in some jurisdictions its perfectly legal to use them. In time, it will be legal to use them everywhere. [...]
Refusing to include the proprietary codecs, and Flash, and until recently, Java, is part of what defines Ubuntu’s core set of values. So is making damn sure the OS enables the hardware you run it on.”

Perchè NON includere questi elementi? (sta parlando dei codec N.d.R) Perchè questi ultimi esistono in forme libere, tanto per cominciare. Ci sono implementazioni libere di mp3, mpeg ed altri codec proprietari e in alcune giurisdizioni è perfettamente legale usarle. Col tempo lo diventerà ovunque. [...]
Rifiutare di includere i codec proprietari e flash e – fino a poco tempo fa – anche Java (Java è diventato completamente opensource da poche settimane N.d.R) è parte di ciò che definisce il set di valori che cottrandistinguono ubuntu, [un set di valori di cui fa parte anche il nostro impegno] affinchè si abbia la dannata certezza che il sistema operativo permetta all’hardware di farle funzionare.

[spero di aver interpretato correttamente l'ultima frase, la traduzione è stata particolarmente ostica nota di trad.]

Come terminare il mio commento a questo articolo? Le argomentazioni di Mark mi hanno convinto? Mah! Sarà che sono destinato ad essere tacciato di talebanismo ma francamente continuo a non capire perchè non permettere la scelta. Finora lavorare con linux è stata una questione di scelta. Abbiamo scelto un sistema operativo libero proprio per aver l’opportunità di poter scegliere. Perchè ridurre la possibilità di scelta degli utenti? Perchè non chiedere a loro, direttamente in fase di installazione cosa vogliono usare? È davvero così una bestemmia immaginare una distribuzione libera che permette di scegliere senza che ciò porti per forza ad una procedura complicata per configurare ed installare i driver che desideriamo?

Per il momento sono un po’ deluso, spero che mi passi. Ubuntu mi è sempre piaciuta da quando è nata, mi dispiacerebbe doverla abbandonare per questioni etiche, sul serio. Non so che dire, voi siete rimasti soddisfatti dalle ragioni di Mark a favore di una “non scelta?”

novembre 28th, 2006 @ 11:24 PM • Classificato in IMHO, NEWS • Tags: , , , commento [1]

Nov€ll – Micro$oft, RMS prende la parola

Richard Stallman, in occasione della 5° GPLv3 Conference, ha espresso il proprio commento in merito all’accordo Microsoft-Novell di cui tanto si parla in questi giorni. Secondo RMS, al momento non vi è alcuna violazione della licenza GPLv2 ma i problemi si presenteranno, invece, non appena la terza versione verrà completata.
“Quanto accaduto è che Microsoft non ha concesso a Novell un brevetto e, per questo motivo, il punto 7 della GPLv2 non è stata violato”. “Invece, Microsoft ha offerto un brevetto che riguarda esclusivamente i clienti Novell”.
“Probabilmente è una buona cosa che Microsoft abbia portato a termine questo accordo ora, poichè abbiamo scoperto che quanto presente attualmente all’interno della GPLv3 non include alcuna regolamentazione in merito a questo tipo di accordi. Ma non è troppo tardi e stiamo assicurandoci che la GPLv3 conterrà quanto ci serve per non permettere queste operazioni in futuro”.
“Ora che abbiamo potuto osservare questa situazione da vicino, non avremo problemi a stilare una serie di regole che blocchino questi accordi”. Non solo se riceverai un brevetto violerai la nuova GPL, ma anche se modificherai qualsiasi brevetto che possa compromettere sin dal principio le due parti”.

(La trascrizione originale dell’intervento (in lingua inglese) è disponibile a questo indirizzo).

Il commento di RMS, come sempre, è molto intelligente e acuto. Stallman non si ferma qui al semplice giudizio di quanto avvenuto ma legge tra le righe interpreta e reagisce, dando infine un giudizio addirittura positivo di quanto accaduto. Stallman attribuisce a questo accordo un valore da molti non considerato: la capacità di eventi come questo di far crescere un awareness mai sperata prima sul tema GPL v.3, che prima degli incresciosi fatti di questi giorni sembrava unicamente un puro atto di talebanismo informatico. Stallman ci mostra come in realtà, ancora una volta, sia sempre lui ad aver ragione. Sant iGNUcus ha parlato, prostratevi o fedeli ;)

novembre 28th, 2006 @ 09:43 AM • Classificato in NEWS • Tags: , , , , Nessun commento

Tributo a Richard Stallman, inventore del “software libero”

Se oggi GNU/Linux e il mondo del freesoftware sono una realtà lo dobbiamo in gran parte a Richard Stallman, il vero “inventore” del concetto di “software libero”. Questo post lo dedico a lui, che brutto, peloso e indubbiamente poco “markettaro” ha dato vita ad un movimento che spinge affinchè il concetto di software superi la dimensione puramente commerciale. Secondo Stallmann e la Free Software Foundation da lui fondata, infatti, il software è conoscenza è motore di sviluppo e dovrebbe essere riconosciuto come un “patrimonio dell’umanità”. Non è questo il luogo migliore per parlare approfonditamente della sua vita, ma voglio segnalare qui qualche link interessante per conoscere meglio RMS (così Stallman preferisce essere chiamato), il software libero e le sue ragioni d’essere.

Video

videointervista a Richard Stallman (Teleblogo)

intervento di RMS, ospite al FreeThinking 2006 (sottotitoli in italiano, 291 MB)

intervento di RMS, ospite al FreeThinking 2006 (sottotitoli in italiano, versione streaming per VLC)

Video sintetico: RMS spiega cosa è il freesoftware e si esprime su educazione e brevetti in Europa


Ebook

Si consente la copia letterale e la distribuzione di uno o di tutti gli articoli di questi libri, nella loro integrità e senza royalty, a condizione che su ogni copia sia mantenuta la citazione del copyright e questa nota.

Codice Libero – biografia di Richard Stallman

Software Libero – Pensiero Libero – vol. 1

Software Libero – Pensiero Libero – vol. 2

NB: potete ordinare una copia cartacea di “software libero pensiero libero” in versione originale (in lingua inglese) autografata da Stallman in persona ordinandolo QUI. In alternativa potete ordinare i due volumi (traduzione italiana) in versione cartacea QUI. Per ordinare i libri dal vostro libraio di fiducia prendete nota di questi dati bibliografici

  • Richard Stallman, Software Libero, Pensiero Libero (vol.1)
    Stampa Alternativa, 2003, ISBN: 88-7226-754-4, \u20ac 10

  • Richard Stallman, Software Libero, Pensiero Libero (vol.2)
    Stampa Alternativa, 2004, ISBN: 88-7226-786-2, \u20ac 10


Risorse, articoli online che parlano (bene) di lui, e siti web

Pollycoke: “In difesa di Stallman, la libertà e GNU/Linux”

Home page di Richard Stallman

Free software foundation

Free software foundation Europe

Pagina Wikipedia dedicata a RMS

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novembre 24th, 2006 @ 12:02 AM • Classificato in SPECIAL • Tags: , , , , , commenti [3]

Il senso di GnewSense

Come ho già scritto nel post dedicato a LinuxMint, quella delle distribuzioni derivate da ubuntu è una tendenza in crescita. Poche settimane fa la Free Software Foundation ha optato per un fork di ubuntu – denominato GnewSense – che alla luce degli avvenimenti degli ultimi giorni acquisisce agli occhi di molti la sua ragione di essere. GnewSense è una ubuntu “ripulita” da tutto ciò che non è freesoftware, una distribuzione 100% free quindi, condita tuttavia da diverse innovazioni – anch’esse naturalmente free – già presenti nella “zia” ubuntu con la quale GnewSense condivide in parte gli ideali, l’approccio all’utente finale e presumibilmente anche i tempi di rilascio.
Nei giorni trascorsi dal fatidico annuncio de lla nascita di GnewSense mi sono spesso chiesto a cosa servisse, in un mondo in cui vive e prospera una distribuzione come Debian, un ulteriore fork, che rischia a far diminuire il numero degli sviluppatori ad altri progetti, o perlomeno a frammentare ancora di più la comunità del freesoftware.
Oggi, leggendo un’interessante articolo mi sono ricreduto. Forse oggi più che mai il mondo ha bisogno di un alternativa, una soluzione che dia respiro agli utenti permettendo in modo effettivo la scelta di passare al freesoftware, di scegliere una tecnologia patrimonio dell’umanità, indipendente dallo sviluppo a fini economici operato dall’industria che di conseguenza non può e non vuole offrire garanzie di continuità nel tempo.
GnewSense si inserisce nel panorama delle distribuzioni come un baluardo free dalla duplice funzione. Da una parte quella di offrire una tecnologia aggiornata frequentemente e ragionevolmente stabile a chi vuole optare per una soluzione completamente free, dall’altra – ed è qui che GnewSense gioca in particolare il suo ruolo strategico – GnewSense assume la funzione di un “bugzilla” formato distribuzione, destinato a ritrarre in modo verosimile e aggiornato i limiti del freesoftware, dando quindi l’opportunità agli sviluppatori di meglio capire dove ancora esistono lacune da colmare, dove quindi devono essere concentrate le energie affinchè l’ottenimento di un sistema completamente free possa essere realizzato.

Ben venga quindi anche quest’ultimo fork, segno di una comunità freesoftware determinata a continuare sulla strada originaria immaginata da Richard Stallman all’inizio della rivoluzione informatica che il mondo ha conosciuto negli ultimi trent’anni. I problemi legati alla proprietà del software sono oggi attuali come allora, quesiti a cui la comunità dovrà rispondere come sta facendo oggi, con strategia e creatività. GnewSense e la GPL v.3 sono validi esempi di questo continuo adattamento in risposta alle sfide del nostro tempo.

novembre 22nd, 2006 @ 11:21 AM • Classificato in IMHO • Tags: , , , , Nessun commento
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